In Veneto restano oltre 26mila cittadini in attesa di un appuntamento sanitario, spesso per una prima visita specialistica o un esame diagnostico, con tempi che possono superare i quattro mesi. Chi ha disponibilità economica si rivolge sempre più spesso al privato. Chi non può permetterselo, rinuncia alle cure, come accaduto nel 2023 a 4,5 milioni di italiani, tra cui oltre il 7% delle famiglie venete, secondo i dati della Fondazione Gimbe.
Diagnosi e controlli in ritardo: le specialità più in difficoltà
Nonostante l’impegno dichiarato dalla Regione Veneto per ridurre i tempi d’attesa, restano criticità significative, soprattutto nell’Ulss 9. A dicembre 2024, la percentuale di prestazioni erogate nei tempi previsti dalla classe di priorità era del:
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95,1% per la priorità B (entro 10 giorni)
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93,5% per la D (entro 30 giorni)
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95,18% per la P (entro 90 giorni)
Ma il dettaglio per tipologia di visita racconta un’altra storia:
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La prima visita cardiologica in classe B è stata garantita solo all’82,19% dei pazienti
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L’endocrinologica in classe D ha raggiunto appena il 68,57%
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La urologica in D si è fermata al 75%
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La dermatologica in classe B è stata assicurata nell’81,48% dei casi
Sulla diagnostica la situazione è simile:
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Una TAC cranio-encefalo con priorità B è stata eseguita in tempo nell’81,82% dei casi
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L’ecografia ostetrica in B è scesa al 75%, salendo all’83,3% in classe D
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L’ecodoppler arti inferiori in D si è fermato al 66,67%
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L’esofagogastroduodenoscopia in D è stata rispettata solo nel 62,50%, e crolla al 16,67% in priorità P
Zaia: “Liste ridotte, ma il problema resta”
Il presidente della Regione Luca Zaia ha evidenziato i progressi raggiunti tra maggio 2023 e dicembre 2024, con:
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Azzeramento delle priorità B
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Riduzione dell’87% delle prestazioni in classe D
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Diminuzione del 77% di quelle in classe P
Ma ha anche ammesso che la vera emergenza è la mancanza di personale sanitario. In Veneto mancano 3.500 medici su 50.000 a livello nazionale. Nel 2024 sono stati pubblicati 112 concorsi per dirigenti medici, ma su 814 posti, solo 197 sono stati coperti. Mancano all’appello anche 3.000 infermieri e professionisti del comparto sanitario.
Oculisti, ortopedici e dermatologi introvabili
Le carenze colpiscono in particolare alcune specialità, con 40.000 veneti in attesa da oltre 18 mesi per un intervento alla cataratta. A metà aprile si registravano:
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2.588 persone in attesa di una visita dermatologica B
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1.140 per una visita ortopedica B
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Oltre 900 per una visita oculistica B
Numeri in calo rispetto al 2023, ma ancora troppo alti per garantire l’accesso equo alle cure.
Cause profonde: pochi investimenti e troppe prescrizioni inutili
Secondo i sindacati e i dati Gimbe, il problema strutturale è anche economico: l’Italia destina alla sanità solo il 6,2% del PIL, ben al di sotto della media europea (Germania al 10,1%). Inoltre, il fenomeno delle prescrizioni inappropriate – spesso frutto della medicina difensiva – sovraccarica il sistema con richieste non necessarie. Una gestione più rigorosa delle prescrizioni potrebbe ridurre i tempi d’attesa fino al 30%, secondo il Ministero della Salute.
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