Il risiko bancario che coinvolge UniCredit e Banco Bpm accende il dibattito politico, economico e territoriale. Dopo il via libera condizionato del Consiglio dei Ministri all’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da UniCredit, il senatore veronese di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti, prende posizione, mettendo in guardia sui possibili effetti negativi per il tessuto economico e sociale della provincia scaligera.
“Chi vuole bene a Verona non può sostenere quest’operazione,” ha dichiarato Gelmetti, membro della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario. Il senatore ha evidenziato come l’eventuale successo dell’Ops comporterebbe razionalizzazioni, chiusure di filiali e perdita di posti di lavoro, con conseguenze dirette sul sistema delle piccole e medie imprese locali, che da sempre trovano riferimento nelle banche del territorio.
Il parere del Governo e le condizioni imposte
L’Esecutivo ha deciso di non attivare la Golden Power, ma ha comunque esercitato poteri speciali per imporre alcune condizioni vincolanti all’operazione, volte a salvaguardare la sicurezza nazionale e l’interesse strategico del sistema bancario italiano. Tra i punti chiave indicati da Palazzo Chigi, ci sono:
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l’uscita di UniCredit dal mercato russo;
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il mantenimento del rapporto tra prestiti e depositi;
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il divieto di chiusura di sportelli e la conservazione della rete filiali;
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la tutela dell’attuale struttura di governance e delle sedi operative.
UniCredit, guidata da Andrea Orcel, è ora chiamata a valutare l’impatto di queste prescrizioni, mentre resta confermata la finestra temporale dell’Ops: dal 28 aprile al 23 giugno. Parallelamente, si attende la risposta di Banco Bpm, che ha già manifestato contrarietà all’iniziativa.
Verona teme per il suo storico presidio bancario
Gelmetti ha ribadito che Verona rappresenterebbe il territorio italiano più colpito da una fusione UniCredit-Banco Bpm, sia per l’alta densità di filiali, sia per il ruolo storico svolto da istituti locali come l’ex Banca Popolare di Verona e la ex Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno. Secondo il senatore, una fusione porterebbe inevitabilmente a razionalizzazioni della rete e minore accesso al credito per le Pmi, aggravando un fenomeno già definito come “desertificazione bancaria”.
UniCredit difende l’operazione: “Sinergie, non sovrapposizioni”
Dal canto suo, il ceo Andrea Orcel aveva già risposto alle preoccupazioni locali, definendo Banco Bpm una banca complementare alla rete UniCredit, senza sovrapposizioni significative. In un’intervista a L’Arena dell’8 aprile, Orcel ha garantito che l’operazione porterà nuovi investimenti, servizi avanzati per la clientela e supporto rafforzato alle imprese. La fusione, secondo la visione industriale di UniCredit, rappresenterebbe un passo strategico per offrire una gamma più ampia di soluzioni attraverso una rete paneuropea.
Tuttavia, il fronte critico resta compatto. Gelmetti non è il solo tra i parlamentari veronesi a seguire la questione con attenzione, e i timori sul futuro occupazionale e sulla tenuta del credito locale rimangono centrali nel dibattito pubblico.
Banco Bpm, da parte sua, ha già respinto le precedenti avances di UniCredit, ma resta da capire se, alla luce delle nuove condizioni imposte dal Governo, l’istituto cambierà posizione nella risposta attesa nei prossimi giorni.
L’Ops lanciata da UniCredit rischia di ridisegnare il panorama bancario italiano, ma le preoccupazioni per la tenuta dei territori e il ruolo delle banche locali restano centrali, soprattutto in realtà come Verona, dove il rapporto tra credito e comunità è storicamente radicato.
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