Un altro ordigno bellico è stato scoperto nel cantiere della linea Tav nel Vicentino, portando a quattro i ritrovamenti soltanto nei primi quattro mesi del 2025. L’ultimo caso è stato registrato a Montebello, in un’area già interessata da precedenti interventi di disinnesco.
Si tratta del quinto rinvenimento in tre anni, ma è la frequenza sempre più elevata a destare allarme tra residenti e istituzioni: da gennaio si sono già verificati tre “bomba day”, con evacuazioni forzate e blocchi del traffico autostradale e ferroviario. Ora si prepara il quarto, con tutte le misure di sicurezza che comporta.
L’ordigno risale alla seconda guerra mondiale ed è emerso durante gli scavi per la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta capacità. Secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, la bomba è stata localizzata sulla destra orografica del fiume Guà, proprio nell’area dove recentemente si era già svolto un disinnesco.
Il prossimo passo sarà la convocazione della Prefettura, che dovrà fissare la data dell’operazione e coordinare gli interventi di messa in sicurezza. Le procedure standard prevedono la creazione di un’“area rossa” attorno al punto di ritrovamento, con l’evacuazione obbligatoria di centinaia di residenti nel raggio stabilito, la sospensione della circolazione lungo le principali arterie viarie e la temporanea interruzione del traffico ferroviario sulla linea interessata.
Il cantiere Tav nel Vicentino si conferma una zona ad alta concentrazione di residuati bellici, complicando ulteriormente le tempistiche dei lavori e sollevando interrogativi sulla necessità di bonifiche più approfondite prima dell’inizio degli scavi. L’area, infatti, fu teatro di bombardamenti intensi durante il secondo conflitto mondiale, e il sottosuolo continua a restituire testimonianze pericolose di quel passato.
I ritrovamenti non rallentano solo l’avanzamento dei lavori, ma creano anche disagi ricorrenti alla popolazione locale, costretta a evacuazioni frequenti e all’interruzione delle attività quotidiane. Le autorità sono al lavoro per cercare di prevenire ulteriori scoperte con ispezioni preliminari più approfondite, ma la complessità del territorio rende difficile una bonifica totale preventiva.
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