Verona nella morsa cinese: import in crescita del 73% in dieci anni

Boom delle importazioni dalla Cina e calo dell’export: il saldo commerciale preoccupa. Gli effetti dei dazi Usa rischiano di aggravare la situazione per l’industria veronese ed europea

Il commercio tra Verona e la Cina si è intensificato in maniera significativa negli ultimi dieci anni, con un incremento delle importazioni del 73% rispetto al 2014. A metterlo nero su bianco è il recente report “Verona nel mondo”, stilato dal Servizio Studi e Ricerca della Camera di Commercio su dati Istat. L’analisi evidenzia come l’interscambio commerciale con Pechino presenti un forte squilibrio a sfavore del territorio veronese.

Nel 2024, infatti, l’export della provincia verso il colosso asiatico si è attestato a soli 130,8 milioni di euro, con un calo dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Al contrario, l’import ha raggiunto la cifra record di 872,8 milioni di euro, in aumento dell’1,3% su base annua. Questo sbilanciamento ha fatto della Cina il sesto fornitore per Verona, mentre Pechino rappresenta appena il 24esimo mercato di destinazione per le merci veronesi.


Le categorie merceologiche più coinvolte

I macchinari di impiego generale costituiscono la principale voce sia dell’import che dell’export, ma con uno squilibrio notevole: 123 milioni di euro in entrata contro appena 16,7 milioni in uscita. Seguono, sul fronte delle importazioni, i prodotti della siderurgia (64,7 milioni di euro, +431% in un anno) e l’abbigliamento (63,8 milioni, in calo dell’11,2%). Completano il quadro le apparecchiature elettriche (59,4 milioni) e i motori, generatori e trasformatori elettrici (53,4 milioni).

La dipendenza da Pechino non è solo un dato economico, ma una vulnerabilità strategica. In un contesto internazionale caratterizzato dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, i dazi annunciati e poi congelati da Donald Trump potrebbero creare una “deviazione” delle merci cinesi verso l’Europa. Questo scenario, già sperimentato nel 2018, rischia ora di assumere dimensioni maggiori, con l’Unione europea esposta a un’ondata massiccia di prodotti a basso costo e alta tecnologia.


Il confronto con gli Stati Uniti

L’altro fronte dell’interscambio commerciale veronese è rappresentato dagli Stati Uniti, terzo mercato per l’export della provincia. Nel 2024 le esportazioni Oltreoceano hanno toccato gli 858 milioni di euro, in crescita del 6,2% e pari al 5,6% del totale. L’import dagli Usa si è fermato a 48 milioni di euro, in aumento del 13,1% ma comunque marginale rispetto al flusso inverso.

I principali beni esportati negli Stati Uniti includono bevande (138 milioni di euro), macchinari (115 milioni), pietre lavorate (104 milioni), prodotti da forno (44,4 milioni) e carta (31 milioni). Tuttavia, il ritorno dei dazi potrebbe colpire duramente queste categorie, come già avvenuto durante il primo mandato Trump. Allora, i sovrapprezzi su prodotti agroalimentari italiani portarono a crolli tra il 15% e il 28% a seconda del settore, colpendo anche il vino, nonostante fosse inizialmente escluso dalle tariffe.


Un rischio per tutta l’Europa

A livello nazionale, la bilancia commerciale evidenzia due realtà opposte: un surplus di 38,7 miliardi di euro nei confronti degli Stati Uniti e un deficit di oltre 34 miliardi con la Cina. Questo squilibrio pone l’intero continente in una posizione delicata.

Redazione

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