Un percorso di crescita, riabilitazione e opportunità professionale ha preso forma nel carcere di Montorio, dove è attivo un innovativo progetto di formazione agricola per i detenuti, basato sulla realizzazione e cura di un orto, un frutteto e un bio-laghetto. L’iniziativa, coordinata dalla cooperativa Lavoro & Società con il sostegno del PNRR e in collaborazione con la direzione dell’istituto penitenziario, punta a trasformare un’attività formativa in un futuro sbocco lavorativo.
Formazione e lavoro: l’agricoltura come strumento di riscatto
Sono circa 40 i detenuti coinvolti nel progetto, suddivisi in gruppi e guidati da docenti esperti del settore florovivaistico veronese, che alternano lezioni teoriche e pratiche direttamente all’interno dell’istituto. Su una superficie di 1.500 metri quadrati, i partecipanti hanno lavorato alla preparazione del terreno, alla piantumazione di piante da frutto e ortaggi, seguendo metodologie biologiche e rispettose dell’ambiente. Ogni fase, dalla concimazione alla difesa dalle infestazioni, è stata gestita dai detenuti sotto la supervisione degli insegnanti.
Una rete solidale con i florovivaisti veneti
Il progetto è stato reso possibile anche grazie al contributo dell’Associazione Florovivaisti Veneti, che ha donato attrezzi e materiali, tra cui zappe, rastrelli, forbici e altri strumenti necessari per le lavorazioni. «Collaborare a progetti sociali è parte della nostra missione – ha dichiarato il presidente Francesco Bellini – e ci auguriamo che i partecipanti possano trovare un impiego nelle nostre aziende una volta scontata la pena».
L’obiettivo è infatti quello di favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti nelle imprese florovivaistiche associate, consentendo loro, dove previsto dalla normativa, di uscire durante il giorno per lavorare e rientrare in carcere in serata, con un regolare contratto di assunzione.
Natura che cura: il bio-laghetto e l’impatto ambientale
Accanto all’orto e al frutteto, i detenuti hanno partecipato anche alla realizzazione di un bio-laghetto, progettato dal docente Massimiliano Braga. Questo spazio naturale ospita insetti, anfibi, pesci e piante acquatiche, creando un microecosistema educativo e terapeutico all’interno del carcere. Un’opera che rappresenta non solo un valore ecologico, ma anche simbolico, per un ambiente più umano e rigenerativo.
Un progetto che guarda al futuro
Il successo dell’iniziativa ha portato alla decisione di proseguire con nuovi cicli formativi, sempre sotto la guida della cooperativa Lavoro & Società. L’intento è di coinvolgere un numero crescente di detenuti, offrendo loro competenze spendibili nel mondo del lavoro, ma anche l’opportunità di trascorrere ore all’aria aperta, riscoprendo il valore del contatto con la natura.
Non è la prima volta che esperienze simili vengono attivate nel carcere di Montorio: anche prima della pandemia erano stati avviati percorsi di coltivazione, accolti con entusiasmo dagli ospiti della struttura. L’attuale progetto si distingue per la rete di collaborazioni locali e per l’ambizione di trasformare la formazione in reale reinserimento sociale.
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