Transizione 5.0: il Veneto protagonista ma le imprese faticano a partire

Tra incentivi, digitalizzazione e sostenibilità, il nuovo piano del MIMIT promette molto ma incontra ancora ostacoli nell’adozione

piccola impresa

La Transizione 5.0 promette di guidare il tessuto produttivo italiano verso una doppia trasformazione, digitale ed ecologica, ma a quasi quattro mesi dal via, il decollo è ancora lento, nonostante il forte interesse dimostrato dalle imprese, soprattutto in Veneto. La misura, introdotta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per il biennio 2024-2025, prevede agevolazioni fiscali sotto forma di credito d’imposta per investimenti in tecnologie sostenibili, efficientamento energetico, autoproduzione e formazione.

Veneto seconda regione in Italia per adesioni

Secondo i dati aggiornati, in Veneto sono stati prenotati crediti d’imposta per 105 milioni di euro, a fronte di investimenti per circa 227 milioni, facendo della regione la seconda in Italia dopo la Lombardia per numero di progetti attivati. A livello nazionale il totale dei crediti prenotati supera i 600 milioni, con proiezioni che stimano il raggiungimento di 2,8 miliardi entro il 2025, su un plafond complessivo di 6,3 miliardi di euro disponibili.

Il punto della situazione a Verona: seminario tra ingegneria, economia e politica

A Verona, il tema è stato al centro del seminario “Industria 5.0 – Dalla sovranità tecnologica all’autonomia strategica”, promosso dall’Ordine degli Ingegneri di Verona e provincia. L’incontro, parte del ciclo “Serate Accademia”, ha offerto uno spaccato sulle potenzialità e criticità della misura, tra incentivi concreti e ritardi strutturali.

Tra i relatori, il Prof. Stefano Quintarelli, ex presidente di AgID, ha posto l’accento sullo squilibrio tra UE e USA in ambito tech: “Il vero divario è finanziario e regolamentare, non tecnologico. Le startup europee, per mancanza di capitali, finiscono spesso per essere acquistate da fondi statunitensi che le trasferiscono oltreoceano”. La soluzione? “Maggiore accesso al capitale e interventi pubblici strategici” per rendere il continente più competitivo.

Innovazione e sostenibilità: gli ostacoli da superare

L’Ing. Francesco Marcheluzzo, auditor DNV per Industria 4.0 e 5.0, ha analizzato i punti tecnici e pratici della misura: dal 35% al 45% di credito d’imposta a seconda della riduzione dei consumi energetici, con ulteriori maggiorazioni fino al 150% per l’autoconsumo tramite impianti fotovoltaici europei registrati presso l’ENEA.

Ma i numeri restano bassi perché molte imprese non sono ancora pronte: “Serve la capacità di misurare con precisione i consumi energetici, requisito essenziale per accedere agli incentivi. Inoltre, le procedure sono complesse: il processo si articola in tre fasi tramite il portale GSE, con scadenza ultima al 28 febbraio 2026, salvo proroghe”.

Non a caso, il Governo sta valutando di rivedere al ribasso il plafond, da 6,3 a 3 miliardi, riallocando le risorse non utilizzate verso strumenti più immediati e accessibili.

Il valore strategico dei dati nella trasformazione

A chiudere il seminario, l’intervento di Tiziano Tresanti, CEO di Airpim Srl, ha portato il tema della gestione intelligente dei dati: “Le imprese devono recuperare e connettere dati commerciali, produttivi ed economici per prendere decisioni rapide, soprattutto in situazioni critiche come la pandemia o gli attuali dazi internazionali”. Per Tresanti, la Transizione 5.0 è un’occasione unica per costruire architetture tecnologiche capaci di rispondere con agilità ai cambiamenti di mercato.

Redazione

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