Unire la forza della ricerca scientifica con la tradizione vitivinicola veronese per affrontare le sfide ambientali e garantire un futuro sostenibile alla Valpolicella. Questo l’obiettivo del progetto di ricerca triennale “Valutazione di selezioni di viti resistenti per la produzione viticola locale”, presentato martedì mattina allo stand del Consorzio Vini Valpolicella al Vinitaly.
Ricerca universitaria al servizio del territorio
Il progetto è promosso dal Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, con i professori Diana Bellin e Maurizio Ugliano, in collaborazione con il professor Giambattista Tornielli dell’Università di Padova. Partner fondamentale è il Consorzio di tutela della Valpolicella, che ha cofinanziato l’iniziativa insieme alla Fondazione Cariverona, nell’ambito del Bando Ricerca e Sviluppo.
L’obiettivo del progetto è ambizioso ma concreto: sviluppare varietà di vite resistenti alle principali malattie fungine, come peronospora e oidio, attraverso incroci con vitigni autoctoni e varietà minori del territorio. Il fine è duplice: potenziare la sostenibilità ambientale della produzione vinicola e al contempo tutelare l’identità enologica della denominazione Valpolicella.
I primi risultati: confronto tra nuove varietà e vitigni storici
Nel corso della presentazione sono stati illustrati i primi risultati delle prove agronomiche ed enologiche, che hanno coinvolto genotipi selezionati e varietà tradizionali. I dati ottenuti rappresentano una base preziosa per future strategie di selezione genetica, capaci di coniugare resistenza alle malattie, qualità sensoriale e rispetto delle caratteristiche tipiche del territorio.
Questa fase sperimentale si è rivelata cruciale anche per l’ottimizzazione delle tecniche di selezione assistita, grazie all’utilizzo di marcatori molecolari e tecnologie avanzate. L’approccio adottato mira a integrare la sostenibilità in ogni fase della filiera, dalla vigna alla cantina.
Il ruolo del Consorzio e la visione per il futuro
Durante l’incontro, Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella, ha sottolineato l’importanza strategica del progetto:
“Sostenibilità, innovazione e tutela dell’identità territoriale sono i pilastri su cui si fonda il futuro della viticoltura in Valpolicella”, ha affermato. “Grazie a questa collaborazione virtuosa tra mondo accademico e produttivo, possiamo affrontare le sfide ambientali senza compromettere la qualità che ci contraddistingue”.
Un sentito ringraziamento è stato rivolto alla Fondazione Cariverona, che ha creduto nel progetto, e ai gruppi di ricerca universitari, per il contributo scientifico e operativo offerto.
Una Valpolicella che guarda avanti
Il progetto si inserisce in un più ampio processo di rinnovamento sostenibile della viticoltura veronese, volto a mantenere l’eccellenza del territorio anche in uno scenario climatico e agronomico sempre più instabile. Coniugare tradizione e innovazione è la chiave per preservare la competitività internazionale dei vini della Valpolicella, e iniziative come questa confermano la centralità del territorio nel panorama enologico europeo.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.