Nel 2024 sono stati registrati 516 episodi di minacce e intimidazioni ai danni di giornalisti, blogger e operatori dell’informazione in Italia, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione. Si tratta di un dato che conferma la posizione dell’Italia come il paese europeo con il maggior numero di cronisti minacciati, molti dei quali posti sotto scorta o protetti da forme di tutela specifiche.
Dal 2006 a oggi, Ossigeno ha documentato ben 7555 casi, con nomi e dettagli pubblicati sul sito ufficiale dell’Osservatorio. Il bilancio del 2024 è stato presentato durante il convegno “Giornalisti. Molte minacce, molto silenzio. Che fare?”, tenutosi a Roma presso la Casa del Jazz, nella giornata che commemorava l’assassinio dell’inviata Rai Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin. Tra i relatori, anche il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Bartoli.
Le forme di intimidazione prevalenti sono state avvertimenti verbali, scritte offensive, insulti e attacchi sui social media, che costituiscono circa il 75% dei casi. Il restante 22% riguarda azioni legali strumentali – le cosiddette SLAPPs (Strategic Lawsuits Against Public Participation) – usate per intimidire o silenziare i giornalisti, provenienti in metà dei casi da politici o amministrazioni pubbliche.
In calo, invece, le aggressioni fisiche e i danneggiamenti, rispetto all’anno precedente. Ma il presidente di Ossigeno, Alberto Spampinato, ha sottolineato come il fenomeno sia ben più vasto di quanto emerga dalle cifre ufficiali: “I 516 casi documentati rappresentano solo la punta dell’iceberg. L’effetto domino di queste minacce è una compressione del diritto all’informazione per milioni di cittadini”.
Veneto tra le regioni più colpite
Le intimidazioni sono avvenute in ogni mese dell’anno e in tutte le regioni italiane. Le aree con il numero assoluto più alto sono Lazio, Veneto, Sicilia e Lombardia, mentre Liguria, Veneto e Umbria risultano le regioni con la maggiore incidenza percentuale di minacce rispetto al numero di giornalisti attivi. I responsabili delle minacce provengono in prevalenza da soggetti pubblici (26%), seguiti dall’ambiente sociale (15%) e dalla criminalità (13%).
Un dato significativo riguarda il genere: le donne rappresentano il 26% dei giornalisti minacciati, ma nel 35% dei casi hanno subito minacce a carattere sessista o violenze di genere, incluse aggressioni fisiche e insulti sessuali. Questo conferma una specifica vulnerabilità per le operatrici dell’informazione, che richiede misure di protezione e contrasto dedicate.
Tra i casi emblematici del 2024 segnalati nel Rapporto Ossigeno figurano: cronisti fermati dalla polizia a Roma, Padova e Messina durante la copertura di proteste pubbliche; l’uso di trojan informatici e perquisizioni invasive volte a identificare fonti riservate, nonostante l’assenza di procedimenti giudiziari a carico dei giornalisti coinvolti; citazioni milionarie per danni e una condanna a otto mesi di carcere per un cronista.
In aggiunta, il rapporto 2024 della Commissione Europea sullo stato di diritto ha evidenziato serie lacune nel sistema italiano, formulando raccomandazioni precise, al momento non recepite dal governo nazionale.
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Nulla di strano considerando che molti non hanno nessun rispetto per la gente fornendo notizie storpiate, mezze notizie, rigirate a piacere per trasmettere il proprio pensiero, notizie non date….. tutto sommato non mi dispiace nemmeno.