Veneto, braccialetti con allarme e microcamere per proteggere il personale sanitario

La Regione investe 4 milioni di euro per contrastare le aggressioni negli ospedali con nuove tecnologie di sicurezza.

Un piano di sicurezza innovativo per difendere medici e infermieri dalle aggressioni: la Regione Veneto ha presentato una strategia basata sull’uso di braccialetti con allarme e microcamere indossabili, strumenti pensati per fornire un supporto immediato agli operatori sanitari in situazioni di pericolo. Il progetto è stato annunciato a Venezia dal presidente Luca Zaia, affiancato dall’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e da altri rappresentanti del settore sanitario regionale.

L’iniziativa nasce come risposta all’aumento preoccupante degli episodi di violenza negli ospedali veneti. I dati parlano chiaro: 220 aggressioni nel 2020, 663 nel 2021, 883 nel 2022, 2.229 nel 2023 e 2.595 nel 2024. Un’escalation che ha reso necessaria un’azione concreta, con l’introduzione di un Piano per la prevenzione degli atti di violenza, basato su strumenti avanzati. In via sperimentale, nell’Ulss 4 Veneto Orientale, alcuni sanitari saranno dotati di microcamere in grado di registrare immagini e audio delle aggressioni, con l’obiettivo di individuare i responsabili e fornire prove utili in sede legale.

Un investimento da 4 milioni di euro

Per attuare questo piano, il Veneto ha stanziato 4 milioni di euro destinati all’acquisto delle tecnologie necessarie. “Gli ospedali sono luoghi aperti per definizione – ha spiegato Zaia – e non avremmo mai voluto dover adottare queste misure. Ma difendere il personale sanitario è una priorità assoluta”. Il governatore ha inoltre evidenziato la necessità di un intervento normativo in sede penale, affinché chi aggredisce negli ospedali venga perseguito con maggiore severità.

L’assessore Lanzarin ha poi sottolineato che il tema della sicurezza è cruciale anche per contrastare la fuga di professionisti dal servizio sanitario pubblico: “Il timore di subire violenza è tra le principali cause di dimissioni nel settore”. Per questo, già con le linee guida del 2022, la Regione ha formato 5.000 operatori per affrontare situazioni di rischio.

Verso l’intelligenza artificiale per la prevenzione

Zaia ha anticipato che il progetto non si fermerà qui. L’obiettivo è integrare questi dispositivi con l’intelligenza artificiale, sviluppando sistemi in grado di prevedere atteggiamenti aggressivi analizzando i movimenti delle persone. Questo permetterebbe di intervenire ancor prima che si verifichi un’aggressione, aumentando il livello di sicurezza per chi lavora negli ospedali.

L’iniziativa della Regione Veneto rappresenta un passo avanti nell’utilizzo della tecnologia per la protezione del personale sanitario, un settore sempre più esposto a episodi di violenza. La sperimentazione nelle strutture venete potrebbe diventare un modello replicabile anche in altre regioni, contribuendo a garantire ambienti di lavoro più sicuri per medici e infermieri.

Redazione

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