Tagli ai piccoli Comuni: a rischio opere essenziali nel Veronese

Azzerato il contributo annuo di 58mila euro ai paesi sotto i mille abitanti. Sindaci in allarme per viabilità, scuole e servizi di base

La nuova legge di bilancio azzera il contributo annuo di 58mila euro destinato ai Comuni con meno di mille abitanti, mettendo in difficoltà numerosi centri montani del Veronese. Questo fondo, istituito nel 2019, serviva per finanziare opere minori, come la manutenzione delle strade, l’illuminazione pubblica e la messa in sicurezza di scuole ed edifici comunali.

Cinque Comuni veronesi colpiti dal taglio

In Italia, oltre 2.000 Comuni su 7.900 hanno meno di mille abitanti. Nel Veronese, questa situazione riguarda cinque paesi montani:

  • Ferrara di Monte Baldo (269 abitanti)
  • San Mauro di Saline (575)
  • Velo Veronese (782)
  • Erbezzo (801)
  • Selva di Progno (904)

Per questi piccoli centri, privi di entrate significative da aree edificabili o produttive, il taglio dei finanziamenti significa rinunciare a interventi essenziali.

Sindaci preoccupati: “Un colpo durissimo”

Il sindaco di Velo Veronese, Mario Varalta, sottolinea che 58mila euro rappresentano il 10% del bilancio comunale, pari a circa 500mila euro di spesa corrente. “Con questi soldi avremmo potuto asfaltare strade, migliorare l’illuminazione nei campi sportivi e sistemare scuole ed edifici pubblici”, spiega Varalta.

A San Mauro di Saline, il sindaco Luciano Alberti evidenzia come i bilanci di questi Comuni dipendano quasi esclusivamente da trasferimenti statali e IMU sulle seconde case. “Senza questi fondi, opere piccole ma fondamentali rischiano di saltare”, dichiara Alberti.

A Erbezzo, il primo cittadino Alessio Leso spiega che il contributo è sempre stato utilizzato per eliminare barriere architettoniche, migliorare edifici comunali e mettere in sicurezza il territorio. La perdita di queste risorse, aggiunge, “ci mette in seria difficoltà”.

Il rischio spopolamento

Il timore condiviso dai sindaci è che il taglio dei fondi possa accelerare lo spopolamento delle aree montane. Il sindaco di Selva di Progno, Marco Cappelletti, sottolinea come la sopravvivenza di questi Comuni dipenda dalla capacità di garantire servizi essenziali: “Le persone rimangono solo se ci sono viabilità, scuole e infrastrutture. Senza aiuti, sarà sempre più difficile contrastare l’abbandono del territorio”.

Anche la sindaca di Ferrara di Monte Baldo, Carla Giacomazzi, denuncia il problema: “Non siamo solo piccoli, ma anche di montagna. Ogni taglio si ripercuote direttamente sulla qualità della vita dei cittadini”.

Unioni di Comuni: una soluzione non sempre praticabile

Per compensare la riduzione dei fondi, le istituzioni regionali e statali spingono per le unioni di Comuni, che permetterebbero di gestire insieme alcuni servizi. Tuttavia, esperienze passate dimostrano che questa strada non sempre funziona.

Nel 2000, Velo Veronese e San Mauro di Saline si erano uniti a Roverè per condividere la gestione di strade, trasporto scolastico, riscossione tributi e polizia locale. L’unione è però stata sciolta nel 2020, quando Roverè si è ritirato, impedendo di ricostituire l’accordo per mancanza del numero minimo di abitanti richiesto dalla legge.

Anche la Comunità Montana della Lessinia, che un tempo coordinava servizi essenziali per 18 Comuni, è stata sciolta per decisione regionale, senza che i fondi promessi per le gestioni associate fossero mai stati erogati.

“Senza un reale supporto economico, le unioni non bastano”, conclude il sindaco Alberti. “I piccoli Comuni sono gli enti più vicini ai cittadini e garantiscono servizi fondamentali per chi abita in queste zone. Tagliare fondi significa indebolire ancora di più i territori già svantaggiati”.

Redazione

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