L’indagine sulla morte di Nora Jlassi, la 15enne italo-tunisina trovata senza vita il 27 gennaio in un appartamento Ater di San Bonifacio, continua a presentare molti interrogativi. Il 34enne marocchino arrestato sabato scorso, accusato di cessione plurima di stupefacenti, ha scelto di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi l’11 febbraio nel carcere di Montorio.
Interrogatorio e ipotesi investigative
L’interrogatorio si è svolto davanti al GIP Marzio Bruno Guidorizzi e al PM Carlo Boranga, titolare del fascicolo d’indagine. L’uomo, senza fissa dimora e irregolare in Italia, è difeso dall’avvocato Francesco Longhi, che ha presentato un’istanza di scarcerazione ora al vaglio del giudice.
Le accuse nei suoi confronti includono la cessione di droga alla giovane Nora in cambio di prestazioni sessuali, oltre alla fornitura di stupefacenti ad altre due persone. Una di queste sarebbe la donna brasiliana che, secondo le testimonianze, avrebbe accompagnato la ragazza nell’ultimo viaggio in treno verso San Bonifacio.
L’overdose e il mistero della dose letale
Gli inquirenti sospettano che Nora sia morta per un’overdose, ma la conferma arriverà solo con i risultati dell’esame tossicologico. Non è ancora certo chi le abbia ceduto la dose fatale, e il 34enne marocchino non è l’unico sotto indagine.
Nell’appartamento di via Don Giuseppe Ambrosini, noto ritrovo di consumatori di droga, sono stati rinvenuti documenti che non appartengono al pusher arrestato, alimentando dubbi sul coinvolgimento di altre persone nella tragedia.
Il passato del pusher e gli sviluppi dell’indagine
Il 34enne era già noto alle forze dell’ordine e operava nel commercio di droga tra Zevio, San Bonifacio e Soave. È stato arrestato a Soave, nella casa dell’italiano co-indagato. Anche il ruolo di quest’ultimo e dell’altro straniero denunciato resta da chiarire.
Un caso di sfruttamento?
I familiari e le amiche di Nora sostengono che la ragazza fosse una vittima di sfruttamento e che qualcuno si sia approfittato della sua fragilità. La giovane aveva solo 12 anni quando era stata portata per la prima volta alla comunità di San Patrignano, un segnale di un disagio iniziato molto presto.
L’indagine prosegue per ricostruire le responsabilità e fare luce sulle circostanze che hanno portato alla morte di Nora.
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