Con l’introduzione della tariffa unica regionale per lo smaltimento dei rifiuti, prevista dal 2026, scatta un acceso dibattito politico in Veneto. La misura, che punta a uniformare i costi di conferimento agli impianti di smaltimento, comporterà aumenti significativi per la provincia di Verona, mentre i costi diminuiranno in altre aree.
Le critiche di Valdegamberi
Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Gruppo Misto, ha criticato duramente il Piano regionale dei rifiuti, accusando la Regione di penalizzare Verona. Secondo Valdegamberi, i criteri adottati per il calcolo delle tariffe sono ingiusti e favoriscono altre zone del Veneto a scapito del veronese.
In particolare, ha sottolineato che solo la provincia di Verona subirà aumenti consistenti: 2,30 euro per abitante nel Bacino di Verona nord e 3,64 euro per il Bacino di Verona centro. Al contrario, i costi caleranno in altre province, con un’invarianza per Venezia. Questa disparità, ha dichiarato Valdegamberi, è aggravata dal fatto che alcune aree della provincia, come la montagna, raggiungono ottimi risultati nella raccolta differenziata e si trovano comunque a dover affrontare rincari.
La replica della Regione
L’assessore regionale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha respinto le accuse, spiegando che i nuovi criteri sono conformi alle normative europee e premiano i territori più virtuosi. Verona, secondo Bottacin, registra i peggiori risultati di raccolta differenziata nel Veneto, con una percentuale del 53,4%, molto al di sotto della media regionale.
Inoltre, l’assessore ha sottolineato che il sistema prevede incentivi per i territori che ospitano impianti di smaltimento e ottengono buoni risultati di differenziata. Al contrario, chi ha scarsi risultati e non dispone di impianti, come Verona città e Verona nord, subisce un disincentivo.
La situazione attuale e le prospettive
Verona paga attualmente meno rispetto alla media regionale per la gestione dei rifiuti: 236 euro a famiglia contro i 275 della media veneta, secondo il rapporto di Cittadinanza Attiva. Tuttavia, i rincari previsti dal 2026 potrebbero aumentare il divario tra Verona e le altre province.
Michele Bertucco, assessore comunale ai tributi, ha riconosciuto le difficoltà storiche di Verona nella raccolta differenziata e ha evidenziato gli sforzi in corso per migliorare. L’obiettivo del Piano rifiuti prevede una percentuale del 76% entro il 2030, ma il percorso resta impegnativo.
Conclusioni
La questione della tariffa unica mette in luce le disuguaglianze tra i territori veneti e solleva interrogativi sull’equità del sistema adottato. Mentre la Regione difende la misura come conforme agli standard europei, per Verona il rischio è di trovarsi ulteriormente svantaggiata rispetto al resto del Veneto.
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