Crisi nella sanità: il software da 120 milioni che blocca gli ospedali e fa rivivere fax e carta

Un sistema informatico inefficiente rallenta le cure e spinge medici e personale sanitario all’esasperazione: ecco perché chiedono soluzioni immediate

Medici

Negli ospedali italiani torna il vecchio fax e la carta: un metodo di lavoro che sembrava ormai superato diventa l’unico rimedio per sopperire alle difficoltà tecniche di un sistema informatico nuovo, ma tutt’altro che efficiente. L’introduzione del software gestionale SIO, adottato nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (Aoui) di Verona dal maggio 2023, ha creato gravi disagi al personale sanitario. Questo sistema, progettato per migliorare la gestione delle informazioni cliniche, è stato presto definito dai medici “inaffidabile”, complicando procedure essenziali e aumentando il rischio di errori.

In mancanza di alternative, i medici hanno ripreso a comunicare a voce o tramite fax, facendo straordinari e accollandosi responsabilità aggiuntive per garantire la continuità delle cure. “Siamo medici, non ingegneri informatici” affermano i professionisti, esasperati dai passaggi complessi richiesti dal software, che invece di agevolare le attività, le rallenta e le rende più difficoltose.

Il problema maggiore è l’eccessiva complessità del sistema, che richiede l’inserimento di dati con una precisione tale da causare continui blocchi. Così, compiti che prima richiedevano pochi minuti, ora ne richiedono molti di più, costringendo il personale a turni prolungati e a soluzioni d’emergenza per evitare un peggioramento dell’assistenza. Come esempio, l’ambulatorio prelievi, nonostante l’orario di apertura prolungato, riesce ad accogliere meno pazienti, mentre la gestione delle cartelle cliniche richiede tempi esagerati, complicando persino le dimissioni dei ricoverati.

Di fronte a questo scenario, i rappresentanti sindacali, inclusi i medici Giuseppe Petrilli, Domenico Gelormini, Lucia Pinali, Antonio Vella, Claudia Lo Cascio e Pasquale Cirillo, hanno richiesto un intervento urgente da parte di Azienda Zero e della Regione. Tra le proposte vi sono la sospensione del sistema, un rinvio del collaudo e una maggiore partecipazione del personale sanitario nei processi decisionali.

L’insoddisfazione è tale che anche la politica si è espressa. Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Pd Veneto, ha criticato duramente l’inefficienza del sistema, chiedendo spiegazioni sulla spesa ingente sostenuta. L’europarlamentare Flavio Tosi ha evidenziato come il progetto sia stato mal concepito fin dall’inizio, aggiungendo che i medici sono costretti a gestire un carico di lavoro insostenibile per arginare i continui disservizi.

A oggi, il personale sanitario resta in attesa di risposte concrete, mentre cresce la frustrazione per un sistema informatico che sembra destinato a fallire.

Redazione

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