Un affascinante progetto di ricerca ha recentemente portato alla luce dettagli inediti sulle mummie conservate nel Sepolcreto del Santuario della Madonna della Corona. Gli studiosi hanno identificato le mummie come appartenenti a uomini adulti, vestiti con abiti semplici ma sorprendentemente elaborati. L’indagine, guidata da Omar Larentis, antropologo fisico e coordinatore del Centro di Osteoarcheologia e Paleopatologia dell’Università di Varese, ha coinvolto un team interdisciplinare di esperti provenienti da diverse università italiane.
L’enigma che circondava l’identità e la storia di queste mummie, custodite nel sepolcreto, è stato finalmente risolto grazie all’impiego di tecnologie all’avanguardia, come le scansioni 3D laser. Questi strumenti hanno permesso di creare modelli tridimensionali delle mummie, consentendo agli studiosi di analizzarle dettagliatamente senza rimuoverle dal loro ambiente naturale. Questa metodologia ha rappresentato un passo cruciale per la documentazione dello stato di conservazione dei corpi, che verrà presentato ufficialmente il 14 settembre durante il convegno “Il sepolcreto degli eremiti”.
Oltre allo studio dei corpi, una parte fondamentale della ricerca ha riguardato l’analisi degli abiti indossati dagli eremiti. Sono state rinvenute fibre di lana, seta, lino e persino filati metallici, che indicano la presenza di vesti di manifattura sia locale che prestigiosa. Questi risultati non solo offrono uno spaccato della vita quotidiana degli eremiti, ma anche del loro status sociale e delle reti di scambio commerciale dell’epoca.
Un contributo decisivo è arrivato anche dal professor Stefano Vanin, entomologo dell’Università di Genova, che ha esaminato gli insetti ritrovati sulle mummie. Questa analisi ha fornito informazioni cruciali sui giorni successivi al decesso e sull’ambiente in cui i corpi sono stati conservati, un approccio che ricorda i metodi dei “cold case” utilizzati in criminologia.
L’indagine non si è limitata alle tre mummie principali, ma ha coinvolto anche altri resti umani conservati nel sepolcreto. Il team di antropologi e paleopatologi, coordinato da Larentis e dalla dottoressa Enrica Tonina, ha raccolto dati biologici che confermano l’ipotesi che gli eremiti erano uomini adulti con uno sviluppo scheletrico particolare. Le ricerche, supportate da analisi radiografiche effettuate direttamente nel Santuario grazie a un apparecchio portatile fornito da Fujifilm Italia, hanno permesso di precisare l’età, la qualità di vita e le condizioni di salute degli eremiti.
Questo progetto di ricerca, che ha già risposto a molte domande storiche, potrebbe continuare a fornire nuovi dettagli sui movimenti degli eremiti, il loro arrivo alla Madonna della Corona, e il tipo di vita e dieta che conducevano. Le scoperte fatte finora rappresentano un’importante testimonianza del passato, contribuendo a comprendere meglio la vita monastica in questo luogo di culto isolato e spiritualmente rilevante.
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