L’indagine della Guardia di Finanza ha rivelato che i coniugi, mentre ricevevano una sanzione di pari importo dall’Agenzia delle Entrate per aver omesso di dichiarare disponibilità finanziarie in Svizzera, hanno trasferito il loro patrimonio immobiliare e le quote societarie al figlio. Tale operazione sarebbe avvenuta senza reali contropartite economiche e senza ragioni plausibili di ristrutturazione patrimoniale o finanziaria.
L’analisi dei documenti bancari e l’incrocio dei dati disponibili hanno permesso ai finanzieri di confermare la cessione di beni e il trasferimento delle somme al figlio della coppia. Secondo l’accusa, tutto ciò sarebbe stato fatto con l’intento di evitare il pagamento delle imposte, in previsione di una possibile azione coattiva da parte dell’ente accertatore.
In conseguenza di queste valutazioni, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro di liquidità , immobili e quote di una società di capitali. Tuttavia, la nota precisa che il provvedimento cautelare è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e si basa su imputazioni provvisorie che dovranno essere confermate in sede di dibattimento.
La Corte di giustizia tributaria di primo grado di Verona ha già rigettato il ricorso del contribuente, confermando la pretesa erariale. Nonostante ciò, la responsabilità penale degli indagati sarà accertata solo al termine del processo con sentenza penale irrevocabile, secondo quanto previsto dalla Costituzione italiana.
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