Rogiti a Verona: calo del 19,9% nel primo trimestre del 2024

Il mercato immobiliare italiano rallenta nei primi mesi dell’anno, con prezzi stabili a Verona a causa dell’offerta limitata

Il mercato immobiliare nazionale ha registrato un significativo rallentamento nel primo trimestre del 2024. In particolare, Verona ha visto una contrazione del 19,9% nei rogiti rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo dato emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa, che ha evidenziato come le transazioni siano passate da 880 a 705, rendendo Verona la città con il peggior calo tra quelle monitorate. Altre grandi città italiane come Milano e Torino hanno registrato cali rispettivamente del 13,2% e del 10,2%, mentre Bologna ha visto una riduzione più contenuta dell’1,8%.

Secondo il 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2024 di Nomisma, il calo delle compravendite non è dovuto a un cambiamento nelle intenzioni di acquisto delle famiglie, ma piuttosto alla ridotta disponibilità di spesa e alle politiche restrittive delle banche. Le istituzioni finanziarie hanno infatti ridotto il plafond destinato ai mutui, rendendo più difficile l’accesso al credito per molte famiglie. Questo ha comportato una flessione nelle compravendite di nuove costruzioni del 22,9% nel primo trimestre del 2024.

Anche l’Osservatorio semestrale regionale di Immobiliare.it Insights conferma queste tendenze. Nonostante un aumento dell’interesse per gli immobili in Veneto (+18,5%), l’accessibilità al mercato è diminuita. I single, ad esempio, possono permettersi il 19,2% delle soluzioni immobiliari disponibili, un calo del 2,6% rispetto all’inizio dell’anno, mentre le coppie possono permettersi il 53,5% degli immobili, una diminuzione del 3,3% in sei mesi.

L’analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa sottolinea che, nonostante la diminuzione della domanda di acquisto, i prezzi degli immobili residenziali a Verona non sono scesi. Anzi, nel secondo semestre del 2023, si è registrato un lieve aumento dello 0,5%. Questo perché l’offerta di immobili è rimasta molto limitata.

Il costo elevato del denaro ha ulteriormente complicato la situazione. La copertura finanziaria degli acquisti sostenuti da un mutuo è scesa dal 51,9% del primo trimestre del 2022 al 38,6% del primo trimestre del 2024. Nomisma stima che circa 300mila famiglie italiane, intenzionate ad acquistare una casa ricorrendo a un prestito bancario, non siano riuscite a concretizzare questo obiettivo.

Il calo dei rogiti del 2023 è stato in parte attribuito alla riduzione della domanda dipendente dal credito bancario, che è diminuita del 26%. Al contrario, gli acquisti senza mutuo sono aumentati del 4,8%, specialmente nelle città turistiche o universitarie come Verona. Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma, ha sottolineato come l’inflazione e l’inconsistenza degli adeguamenti salariali abbiano influito negativamente sui budget destinati ai mutui, contribuendo al taglio dei fondi disponibili.

Redazione

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