Nel primo semestre del 2024, l’ospedale di Negrar ha registrato un aumento significativo dei casi di morsi di zecca rispetto all’anno precedente. Un nuovo studio indaga le specie e i patogeni portati da questi parassiti.
Nel primo semestre del 2024, l’ospedale Irccs di Negrar ha trattato 132 persone per morsi di zecca, rispetto ai 70 casi del medesimo periodo del 2023. Questo aumento esponenziale è dovuto a inverni sempre più miti e cambiamenti climatici che favoriscono la proliferazione di questi parassiti. Le zecche, infatti, si stanno diffondendo dalle montagne fino alle aree urbane, portando con sé nuovi patogeni pericolosi per l’uomo.
Questo progetto, che prende il nome dall’inglese “tick” (zecca), mira a mappare la diffusione delle zecche e dei microorganismi che trasmettono. La ricerca coinvolge un campione di 400 pazienti e richiede la collaborazione di chiunque venga morso da una zecca, invitandoli a consegnare il parassita rimosso per la sua identificazione.
Il dottor Andrea Tedesco, coordinatore dello studio, sottolinea che gli inverni miti permettono alle zecche di sopravvivere e moltiplicarsi, aumentando il rischio di infezioni per l’uomo. Oltre all’aumento numerico, è stata osservata la presenza di nuove specie di zecche, come la Dermacentor, più comune nel centro Italia. Queste nuove specie sono portatrici di patogeni non presenti in passato nelle nostre regioni.
Lo studio clinico ha preso avvio ad aprile, ispirato da un episodio del 2023 che ha visto un gruppo di scout infettato durante un’escursione sul monte Pastelletto. Dei 23 ragazzi coinvolti, uno ha sviluppato la malattia di Lyme, curabile se diagnosticata tempestivamente. Gli agenti patogeni più pericolosi rilevati sono la Borrelia burgdorferi, causa della malattia di Lyme, e il virus TBE (Tick Borne Encephalitis), che provoca meningoencefalite.
In Lessinia e sul monte Baldo, zone storicamente a bassa endemia di queste infezioni, si osserva un aumento dei casi di TBE e malattia di Lyme. Delle 40 zecche analizzate nell’ambito dello studio, il 34% è risultato positivo a microorganismi. Tra i batteri rilevati, le rickettsie e l’Ehrlichia sono i più comuni.
La migrazione delle zecche è strettamente legata a quella degli animali selvatici, loro vettori. Il cambiamento climatico e l’aumento della fauna selvatica in pianura, favorito anche dal lockdown imposto dal Covid, hanno contribuito alla diffusione delle zecche. Il dottor Tedesco evidenzia l’importanza di mappare la popolazione delle zecche per diagnosi tempestive e analisi di nuovi patogeni emergenti.
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