Nel 2023, la Caritas ha censito 135 veronesi senza casa e ha assistito 3.270 persone con problemi abitativi. Tra questi, 1.443 hanno richiesto un posto dove dormire. Questi dati allarmanti sono stati presentati dal vescovo Domenico Pompili durante il Vespro solenne nella basilica di San Zeno, richiamando la città a non lasciare indietro nessuno.
La situazione abitativa a Verona è critica, con un aumento della domanda di case in affitto del 28,4% in città e del 41,5% nella provincia. Tuttavia, l’offerta è in calo: -8,2% nel capoluogo e -16,2% nel resto del Veronese. Questo squilibrio ha portato a un incremento dei prezzi degli affitti del 7% in città e del 7,8% in provincia, secondo i dati di Immobiliare.it.
La difficoltà di trovare alloggi non riguarda solo i residenti locali, ma anche i lavoratori stranieri, essenziali per l’economia veronese, e gli anziani, molti dei quali non riescono a sostenere gli aumenti dei canoni o si trovano senza casa a causa degli affitti turistici.
La presidente dell’Agec, Anita Viviani, spiega che gli sfratti per finita locazione sono in aumento, poiché molti proprietari preferiscono affittare a breve termine per ottenere rendite maggiori e ridurre i rischi associati agli inquilini di lungo periodo.
Una soluzione proposta è ridurre la tassazione per i proprietari che affittano a uso residenziale, privilegiando le famiglie in difficoltà. Inoltre, si punta a sfruttare il patrimonio immobiliare inutilizzato, che nel Veronese conta 100.564 abitazioni non abitate permanentemente.
Il sindaco Damiano Tommasi, il presidente della Provincia Flavio Pasini e Carlo Trestini, a capo dei costruttori edili, stanno lavorando a strategie per frenare il flusso di alloggi verso l’uso turistico e incrementare l’offerta residenziale.
Il vescovo Pompili ha invitato la comunità a essere più solidale, sottolineando l’importanza di una politica abitativa coraggiosa. Lorisa Vaccari, segretaria generale di Sunia Verona, ha ribadito che la casa è un diritto fondamentale, senza il quale non si può garantire nemmeno la salute, il lavoro e l’istruzione.
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