La stretta sui PFAS in Veneto, verità o strategia pre-elettorale?

Un'impegno apparente che solleva dubbi sulla sua effettività

La recente risoluzione votata dalla Regione Veneto che propone un bando agli inquinanti eterni, i noti PFAS, ha scatenato una vasta discussione. Benché l’intento sia lodevole, molti esperti e osservatori sostengono che si tratti più di una mossa politica che di un’azione concreta per combattere la contaminazione da derivati del fluoro, una piaga che da anni affligge il Veneto centrale. La questione è tornata prepotentemente all’attenzione pubblica grazie a “Presa Diretta”, il noto programma di Rai tre dedicato al giornalismo d’inchiesta, che ha messo nuovamente sotto i riflettori il caso di contaminazione più vasto al mondo.

La risoluzione, sebbene rappresenti un passo avanti nel riconoscimento del problema, è stata criticata per la sua natura essenzialmente simbolica. Si tratta di una generica raccomandazione agli enti regolatori superiori, come l’Unione Europea, senza delineare azioni concrete che gli enti locali, la Regione stessa o lo Stato italiano potrebbero intraprendere immediatamente. La mancanza di misure dirette e l’assenza di un piano d’azione chiaro sollevano perplessità sulla volontà politica di affrontare il problema in modo serio.

Gli interessi industriali sembrano prevalere sulle preoccupazioni ambientali e sulla salute pubblica, un atteggiamento che non è limitato alla regione Veneto ma si estende a livello nazionale e oltre. La questione dei PFAS tocca infatti anche interessi geopolitici e strategici, come dimostra la posizione precauzionale adottata dal Pentagono nei confronti di eventuali restrizioni a queste sostanze.

L’approccio finora adottato, focalizzato più sulla gestione della percezione pubblica che sulla risoluzione effettiva del problema, evidenzia una profonda disconnessione tra le dichiarazioni pubbliche e le azioni pratiche. La bonifica dei siti contaminati, come l’ex area produttiva di Miteni, appare un obiettivo irraggiungibile, relegando intere zone a “casi perduti” di inquinamento sistemico.

La vera sfida, come sottolineato anche dalle parole parafrasate di Friedrich Nietzsche, è quella di affrontare le fondamenta del modello di sviluppo globale che privilegia interessi economici a breve termine a scapito della sostenibilità e della salute a lungo termine. Una sfida che richiede non solo un impegno politico ma anche un cambiamento culturale profondo, in cui il movimento ecologista gioca un ruolo cruciale, pur nella sua attuale frammentazione e incertezza strategica.

Redazione

Seguici su

Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

comune di verona
La Giunta completa la fase di valutazione delle richieste presentate da cittadini e imprese. Il...
Il delitto di Camponogara riaccende il confronto politico sulla protezione delle donne vittime di violenza....
Assistente anziani
Il progetto regionale forma nuovi operatori per sostenere anziani e persone fragili, rafforzando la rete...

Altre notizie