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Roberto Zorzi rinviato al processo per la strage di piazza della Loggia

Un tuffosul legame veronese con l'attentato terroristico di Brescia del 1974

Nel 1974, un terribile attentato terrorista scosse la città di Brescia, quando una bomba esplose in Piazza della Loggia durante una manifestazione sindacale, causando 11 morti e 102 feriti. Oggi, a 50 anni esatti dall’evento, uno dei presunti esecutori materiali di questo tragico episodio, Roberto Zorzi, cittadino statunitense di 70 anni, è stato rinviato a giudizio. Insieme a lui, Marco Toffaloni, accusato anch’esso di essere coinvolto nell’attentato, affronterà un ulteriore procedimento legale.

La “pista veronese” è il filo conduttore che collega Zorzi e Toffaloni all’attentato di Piazza della Loggia. L’accusa sostiene che entrambi abbiano avuto un ruolo chiave nell’attentato, piazzando materialmente l’ordigno esplosivo. Nonostante la loro partecipazione, entrambi sono riusciti a rifarsi una vita all’estero: Toffaloni in Svizzera con il nome di Franco Maria Muller e Zorzi negli Stati Uniti, dove ha ottenuto la cittadinanza americana e si è dedicato all’allevamento di dobermann.

Roberto Zorzi, noto anche come “Marcantonio” per la sua imponente corporatura, era un ex marmista. Faceva parte del gruppo Anno Zero, un’organizzazione eversiva di estrema destra che, insieme all’Ordine Nuovo, rivendicò la responsabilità per la strage del ’74. Toffaloni, invece, era un sedicenne all’epoca dei fatti, e un dettaglio formale ha reso nullo il suo processo al tribunale dei minori.

Entrambi gli imputati non erano figure di spicco nei gruppi di estrema destra, ma secondo l’accusa, questo potrebbe essere stato un aspetto strategico per evitare di destare sospetti nelle piazze frequentate dalle forze dell’ordine.

Il procedimento legale contro Zorzi e Toffaloni rappresenta il sedicesimo processo relativo alla strage di Piazza della Loggia, un caso che ha visto l’apertura di sette fascicoli d’indagine e ha già portato a due condanne all’ergastolo nel 2017, coinvolgendo Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi. La giustizia italiana sembra determinata a non fermarsi davanti a questa pagina oscura della storia e a perseguire coloro che hanno commesso questo atto terroristico che ha segnato profondamente la città di Brescia.

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