Delitto di San Bonifacio: l’imputata Bonvicini racconta la sua versione in aula

Vania Bonvicini, accusata dell’omicidio di Maurizio Tessari, fornisce la sua versione dei fatti: «Volevo solo difendermi», afferma davanti al giudice

Questura e Tribunale Verona

San Bonifacio, in aula la difesa di Vania Bonvicini: “Ho agito per difendermi”

Nella terza udienza del processo per il delitto di San Bonifacio, Vania Bonvicini ha reso pubblica la sua versione degli eventi che il 20 giugno 2023 hanno portato alla morte di Maurizio Tessari, suo cugino di secondo grado. L’accusata, cinquantenne di Arcole, deve rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato dalla convivenza con la vittima, che l’aveva accolta in casa a Provo, San Bonifacio. Per la prima volta, la donna ha descritto il suo tentativo di difendersi da quella che definisce come una situazione di violenza fisica.

La versione dell’accusata: nessuna premeditazione, solo autodifesa

In aula, davanti al giudice Raffaele Ferraro e agli avvocati delle parti, Bonvicini ha affermato di non aver mai avuto una relazione sentimentale con Tessari, sebbene in passato avesse parlato di una relazione ai carabinieri. Secondo la sua testimonianza, tra lei e la vittima c’erano stati solo rapporti occasionali, avvenuti sotto l’effetto di sostanze. L’imputata ha dichiarato inoltre che il giorno dell’omicidio sarebbe stata aggredita da Tessari, che l’avrebbe minacciata con una cesoia e l’avrebbe colpita ripetutamente mentre cercava il telefono per chiedere aiuto. Solo per caso, sostiene, ha afferrato il coltello posato su un tagliere e, nel tentativo di difendersi, ha colpito l’uomo.

Le accuse di premeditazione e la testimonianza della difesa

La procura sostiene invece che l’omicidio sia stato premeditato, ipotesi supportata da un testimone che riferisce di aver visto il coltello all’esterno dell’abitazione giorni prima del fatto. La difesa nega questa tesi e, attraverso alcuni testimoni, ha voluto dimostrare che tra Bonvicini e Tessari ci sarebbero stati anche rapporti affettivi e che la situazione sarebbe degenerata negli ultimi mesi.

Testimonianza della psicologa: possibile disturbo borderline

Durante l’udienza, una psicologa consulente della difesa ha dichiarato che Bonvicini potrebbe soffrire di un disturbo borderline della personalità, accompagnato da un livello intellettivo ridotto, fattori che, aggravati da un uso problematico di sostanze e alcol, potrebbero aver influenzato la sua capacità di reagire agli eventi in modo razionale. La valutazione psicologica potrebbe essere un elemento importante per la difesa, offrendo una lettura che colloca l’omicidio come una risposta impulsiva a una situazione percepita come minacciosa.

Un processo complesso e la ricerca della verità

Il caso resta complesso, con le dichiarazioni contrastanti delle parti e le nuove testimonianze che aggiungono elementi inediti. La difesa cerca di dimostrare che Bonvicini avrebbe agito in preda alla paura, mentre l’accusa ritiene che la dinamica e le prove raccolte indichino premeditazione. La prossima udienza sarà fondamentale per chiarire ulteriormente i contorni di una vicenda che ha scosso la comunità di San Bonifacio.

Redazione

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