La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la condanna all’ergastolo per Enrico Zenatti, agricoltore di Sommacampagna, riconosciuto colpevole dell’omicidio della suocera Anna Turina, 72 anni, avvenuto nel dicembre 2021 a Malavicina di Roverbella, in provincia di Mantova.
Il tragico omicidio a Malavicina
L’omicidio si è consumato il 9 dicembre 2021 nell’abitazione della vittima. La prima sentenza, emessa dalla Corte d’Assise di Mantova nel marzo 2023, aveva condannato Zenatti all’ergastolo, accogliendo in pieno la richiesta avanzata dal pubblico ministero Giulio Tamburini. La condanna si basava sull’accusa di omicidio volontario aggravato da crudeltà e dal legame familiare.
Il movente e la notte del delitto
Alla base del terribile gesto ci sarebbe stata una richiesta di prestito di 15 mila euro che la donna aveva rifiutato. Quella fatidica notte del 9 dicembre, Zenatti avrebbe aggredito la suocera, colpendola alla gola con un grosso coltello da cucina. Dopo aver creduto di averla uccisa, si sarebbe allontanato dalla scena del crimine.
Conferma in Appello e prove schiaccianti
La Corte d’Appello di Brescia aveva già confermato la condanna all’ergastolo nel febbraio 2024. Durante il processo, è emerso che Zenatti era stato l’ultima persona a trovarsi da solo in casa con la vittima, dopo aver insistito perché i familiari lasciassero l’abitazione per chiamare i soccorsi. Fondamentali per l’accusa sono state le ricostruzioni degli eventi, supportate dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza che mostravano gli orari di entrata e uscita dell’agricoltore dalla casa.
Ulteriori prove sono emerse dai tabulati telefonici e dal segnale GPS della sua Fiat 500, che combaciavano con gli orari forniti dalle indagini condotte dai carabinieri di Mantova.
Un passato oscuro
Oltre alla condanna per l’omicidio della suocera, Enrico Zenatti ha alle spalle una pesante storia giudiziaria. In passato era stato condannato a 18 anni di carcere per il duplice omicidio di due escort a Verona, anche se in seguito era stato assolto in Appello e in Cassazione. Uno dei due corpi non è mai stato ritrovato.
La Corte ha anche confermato un risarcimento di 400 mila euro a favore delle parti civili coinvolte nel processo.
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