Luca Salsi è un nome che risuona potentemente nel panorama dell’opera italiana. Le sue interpretazioni memorabili lasciano sempre il pubblico desideroso di risentirlo, grazie alla sua capacità di infondere una nuova vita e profondità nei ruoli classici come Macbeth, Scarpia, Simon Boccanegra, e Figaro. Con una straordinaria intelligenza interpretativa, Salsi ha saputo rivoluzionare la figura del baritono italiano, imponendosi come uno degli artisti più rispettati e ammirati del nostro tempo.
In questi giorni, Salsi è impegnato all’Arena di Verona, dove incarna il personaggio di Scarpia in “Tosca” accanto ad Anna Netrebko, sotto la direzione di Daniel Oren. Un ruolo che riprenderà anche nella prossima stagione al Teatro alla Scala. Successivamente, eccezionalmente, sarà Amonasro nella ripresa di “Aida” nell’edizione storica del 1913, sempre sotto la bacchetta di Oren, con Maria José Siri e Piotr Beczala nei ruoli principali. Salsi ha rilasciato un’intervista al Giorno.
Maestro Salsi, Scarpia è di nuovo un successo trionfale.
“Grazie, è un ruolo che ormai conosco bene. Quando l’ho interpretato alla Scala il 7 dicembre 2019, ho compreso che questo personaggio segnava una svolta significativa nella mia carriera. Scarpia è una figura complessa, e grazie alla collaborazione con Riccardo Chailly e Davide Livermore, sono riuscito a esprimere le sue molteplici sfumature2.
Lei è noto per la sua simpatia ed estroversione; come riesce a interpretare un personaggio così oscuro?
“Forse proprio perché sono il suo esatto opposto. Trovo affascinante portare in scena personaggi che esplorano stati d’animo lontani dalla mia natura. È una sfida che rivela la varietà dell’umanità. Dopo tanti anni, credo di aver sviluppato anche una buona capacità attoriale”.
Ma il baritono è sempre il cattivo della storia?
“I baritoni hanno spesso ruoli da antagonisti, ma ci sono eccezioni. Penso a Falstaff di Verdi, un personaggio che ho interpretato anche a Vienna. È un uomo della mia età, non un vecchio, e non è affatto un buffone, come alcuni potrebbero pensare. Verdi ha messo molto di sé in Falstaff, e questo lo rende affascinante. Il suo modo di affrontare la vita, spesso con leggerezza, mi diverte. Alla fine dell’opera, Verdi scrive una verità che condivido: ‘Tutto il mondo è burla. Tutti gabbati!‘”
Falstaff è l’ultima opera di Verdi, come la vede?
“Mi sono spesso chiesto cosa avrebbe potuto scrivere ancora, se fosse vissuto più a lungo. Falstaff è un capolavoro innovativo che ha sconvolto le convenzioni del suo tempo”.
Quanto deve a Verdi e alla sua musica?
“Verdi è stato e continua a essere il mio principale riferimento. Ho cantato molte delle sue opere, e ogni volta che interpreto i suoi personaggi, come in ‘Rigoletto‘ o ‘La traviata‘, sento di crescere sia come artista sia come uomo. Verdi mi ha dato tutto”.
Come trascorrerà le sue vacanze?
“Brevemente, come sempre. Finirò le esibizioni all’Arena il 16 agosto, poi con la mia compagna Martina e i ragazzi andremo in montagna in Austria. Dopo, con Martina, vorrei passare qualche giorno al mare. Il 1° settembre sarò già a Berlino per le prove di una nuova produzione di ‘Nabucco‘”.
Tanti anni fa, a Parma, c’era un ragazzo che guardava con ammirazione i coristi del Regio. Cosa è rimasto di quel ragazzo?
“Molto, e con un pizzico di orgoglio posso dire che ho sempre cercato di mantenere i piedi per terra. Quando qualcuno mi fa i complimenti per la carriera che ho costruito, non mi sento mai ‘arrivato’. Dentro di me c’è ancora quel ragazzo curioso che amava l’opera. Continuo a imparare dai grandi maestri come Muti, Chailly, e Pappano. Ogni volta che lavoro con loro, mi sento ancora all’inizio della mia carriera, desideroso di apprendere il più possibile”.
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