Non rappresenta una semplice manovra rassicurativa verso i cittadini, ma piuttosto una misura scaturita da esplicite richieste avanzate dalla Regione Veneto. Si è dato il via alla fase preliminare di valutazione in cui l’autorità regionale esamina la possibilità di approvare la riattivazione dell’impianto di Ca’ del Bue, di proprietà di Agsm-Aim. Quest’ultima propone di inaugurare un processo di trattamento di fanghi depurativi attraverso metodi di essiccazione e combustione. Il piano proposto è stato inoltrato a Venezia, che ha risposto richiedendo ulteriori dettagli integrativi.
Daniele Nottegar, rappresentante del comitato Salute Verona, ha condiviso: “Il dossier comprende 14 pagine e solleva quasi 100 quesiti per ulteriori informazioni e dettagli. Tra questi, spicca una richiesta significativa riguardante l’impatto sulla salute pubblica, per cui si sollecita Agsm-Aim a condurre uno studio di valutazione dell’impatto sanitario”. Nottegar ha sottolineato l’importanza di tale richiesta, poiché riflette l’ascolto delle preoccupazioni della comunità da parte dell’azienda, preoccupazioni condivise anche dal comitato Salute Verona, che propende per un ritiro del progetto.
Fondamentalmente, Agsm-Aim ha accettato di realizzare uno studio sull’impatto sanitario per placare le perplessità degli abitanti locali riguardo ai potenziali rischi derivanti dalla vicinanza all’impianto di Ca’ del Bue. Tuttavia, questa azione non è vista come una concessione volontaria, bensì come un obbligo stabilito dalla Regione Veneto. “In considerazione delle richieste provenienti dai comuni interessati e dato che analisi simili sono state già condotte per impianti analoghi, si richiede al proponente la realizzazione di uno studio di valutazione dell’impatto sanitario”, questa è la formulazione della richiesta pervenuta da Verona, come riportato da Nottegar.
Nottegar ha aggiunto: “Dunque, quello che sembrava un ‘gesto di cortesia’ da parte del presidente di Agsm-Aim, Federico Testa, è in realtà una pratica abituale per questo tipo di strutture. Ci chiediamo quindi perché non sia stata inclusa direttamente nel progetto iniziale e perché non sia stata aggiunta successivamente durante la consultazione pubblica. La revisione delle richieste di approfondimento da parte della commissione regionale conferma ciò che sosteniamo da tempo: questo progetto non dovrebbe procedere in un’area già problematica per l’inquinamento”.
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