Aveva soltanto 29 anni e una vita profondamente legata all’agricoltura Marco Benati, il giovane imprenditore morto in un drammatico incidente sul lavoro a Ronco all’Adige. La tragedia si è consumata all’interno dell’azienda agricola di famiglia, in via Sareghe, dove il ragazzo viveva e lavorava insieme ai suoi familiari.
L’incidente si è verificato mentre Benati stava effettuando alcune operazioni di pulizia sul retro di uno spargiliquami, al termine delle attività nei campi. Durante l’intervento, il giovane è rimasto impigliato nei rulli del macchinario agricolo, senza riuscire a liberarsi. Una dinamica drammatica che non gli ha lasciato scampo.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri. Nonostante l’arrivo tempestivo dei soccorritori e i tentativi di intervento, per il 29enne non c’è stato nulla da fare. La notizia ha rapidamente raggiunto Tombazosana e il resto del territorio comunale, lasciando nello sconforto familiari, amici e conoscenti.
Una vita dedicata all’agricoltura e all’azienda di famiglia
Marco Benati aveva scelto di trasformare una passione coltivata fin dall’infanzia in una professione. Dopo aver conseguito il diploma in agraria, aveva deciso di dedicarsi completamente all’attività agricola familiare, contribuendo alla gestione e allo sviluppo dell’impresa.
Una realtà costruita nel corso delle generazioni: l’azienda era stata fondata dal nonno e successivamente era passata ai genitori, che avevano proseguito il lavoro anche grazie al contributo dei figli Marco e Matteo, fratello minore della vittima.
L’attività comprendeva diversi settori, dall’allevamento di bovini alla coltivazione di frutta e ortaggi. Un impegno quotidiano che rappresentava non soltanto una professione, ma anche una tradizione familiare alla quale il giovane era particolarmente legato.
Oltre al lavoro nei campi, Benati partecipava attivamente alla vita della comunità locale, prendendo parte anche alle iniziative organizzate in ambito parrocchiale. La sua scomparsa ha quindi colpito profondamente un territorio nel quale era conosciuto e apprezzato.
Il sindaco di Ronco all’Adige, Davide Vesentini, insieme all’intera amministrazione comunale, ha manifestato la propria vicinanza alla famiglia, esprimendo cordoglio per una perdita che ha lasciato sotto shock l’intera comunità.
I sindacati: «La sicurezza non può essere un costo»
La morte di Marco Benati ha riportato al centro dell’attenzione il problema degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro, in particolare nel settore agricolo, dove l’utilizzo di macchinari e attrezzature comporta rischi significativi.
Tra le prime organizzazioni a intervenire c’è stata Uila Uil Verona. Il segretario generale regionale Daniele Mirandola ha espresso solidarietà ai familiari del giovane, richiamando anche i dati nazionali relativi agli infortuni mortali.
Secondo le statistiche Inail citate dal sindacato, nei primi nove mesi del 2026 si sono verificati 589 infortuni mortali sul lavoro in Italia, con un incremento di 19 vittime rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Particolarmente significativo anche il dato relativo a settembre, quando sono stati registrati 91 decessi.
Sulla vicenda sono intervenuti anche Thomas Bonfante e Raffaello Fasoli, rispettivamente ai vertici di Flai Cgil e Cgil Verona. I rappresentanti sindacali hanno evidenziato le criticità che caratterizzano il comparto agricolo veronese, sottolineando la presenza di diversi fattori di rischio.
Tra gli aspetti segnalati figurano l’impiego di macchinari ormai datati, i ritmi di lavoro particolarmente intensi e le carenze nei controlli e nella formazione degli operatori.
Per Flai Cgil, è fondamentale rafforzare le misure di prevenzione e promuovere una maggiore cultura della sicurezza. La tutela della salute dei lavoratori deve essere considerata un diritto fondamentale e non una voce di spesa sulla quale risparmiare.
Sinistra Italiana chiede più controlli e due osservatori permanenti
La tragedia di Ronco all’Adige ha suscitato reazioni anche sul fronte politico. Il segretario provinciale di Sinistra Italiana, Luca Perini, ha richiamato l’attenzione sulla situazione degli incidenti sul lavoro nella provincia di Verona, evidenziando la necessità di interventi strutturali per contrastare il fenomeno.
Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati riportati dal partito, nel territorio veronese si erano già contate 15 vittime sul lavoro e quasi 11mila segnalazioni di infortunio. A questo bilancio si sono aggiunti i decessi di Marco Benati a Ronco all’Adige e di Marco Bonadiman a Malcesine, anche lui vittima di un incidente durante l’attività lavorativa.
Perini ha quindi rilanciato una proposta indirizzata alle istituzioni locali, chiedendo l’attivazione di due organismi permanenti dedicati alla prevenzione degli incidenti e al sostegno delle famiglie colpite dalle tragedie sul lavoro.
Il primo dovrebbe essere un tavolo tecnico istituito presso la Prefettura, con il compito di coordinare e potenziare le attività ispettive sul territorio. All’organismo dovrebbero partecipare Spisal, Ispettorato del Lavoro, Inail e forze dell’ordine, con l’obiettivo di rendere più efficaci i controlli nelle aziende.
La seconda proposta riguarda invece la creazione di un Osservatorio provinciale, da collocare presso la Provincia di Verona. Questo organismo dovrebbe occuparsi dell’analisi dei dati sugli infortuni, della promozione di iniziative formative e dell’individuazione di forme di sostegno economico per i familiari delle persone decedute durante il lavoro.
La morte di Marco Benati si aggiunge così a una serie di episodi che hanno segnato profondamente il territorio veronese nel 2026. Una tragedia che ha spezzato la vita di un giovane imprenditore, lasciando una famiglia nel dolore e riportando con forza l’attenzione sulla necessità di garantire condizioni di lavoro più sicure, soprattutto in un settore delicato come quello agricolo.
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