Omicidio Jessica Dalla Chiara, le perizie dei familiari decisive per la svolta nelle indagini

Il lavoro di un gruppo di professionisti incaricati dalla famiglia avrebbe contribuito a rafforzare il quadro indiziario contro Nadir Rossi, accusato di aver ucciso la moglie con dosi letali di insulina. La criminologa Roberta Bruzzone esclude che Jessica fosse intenzionata a togliersi la vita: «Voleva sopravvivere e progettava il futuro».

L’inchiesta sulla morte di Jessica Dalla Chiara, la 32enne deceduta il 24 giugno 2024 nella propria abitazione di Bussolengo, ha registrato una svolta importante grazie anche al lavoro svolto da un gruppo di specialisti incaricati dai familiari della vittima. Un’attività di approfondimento medico-legale, criminologico e investigativo che avrebbe contribuito a trasformare i sospetti dei genitori in elementi utili alle indagini della Procura.

Al centro della vicenda rimane il marito della donna, Nadir Rossi, 35 anni, ex infermiere del pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Roma, attualmente detenuto con l’accusa di aver provocato la morte della moglie attraverso ripetute somministrazioni di insulina.

Intanto, sul fronte giudiziario, è arrivata una nuova decisione. Lunedì 2 novembre la giudice per le indagini preliminari Carola Musio ha respinto la richiesta di concessione degli arresti domiciliari presentata dalla difesa dell’uomo. Rossi rimarrà pertanto in carcere, dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia.

La decisione del giudice e il futuro della figlia Aurora

La richiesta della difesa di ottenere una misura cautelare meno restrittiva era stata motivata anche con il desiderio della figlia della coppia, Aurora, di poter vivere insieme al padre nell’abitazione familiare.

Una prospettiva alla quale si sono opposti i genitori di Jessica, che hanno manifestato forti preoccupazioni per la situazione della nipote e annunciato l’intenzione di avviare le procedure necessarie per ottenere il suo affidamento legale.

La vicenda giudiziaria riguarda contestazioni particolarmente gravi. A Rossi vengono attribuiti i reati di omicidio pluriaggravato e tentato omicidio pluriaggravato nei confronti della moglie. Gli investigatori ipotizzano che la donna sia stata sottoposta a ripetute somministrazioni di insulina, fino a sviluppare una crisi ipoglicemica risultata fatale.

Tra le altre accuse figurano anche la distruzione e la soppressione di cadavere mediante una cremazione ritenuta fraudolenta, con l’obiettivo ipotizzato di impedire ulteriori accertamenti autoptici e ottenere il pagamento di un’assicurazione sulla vita da 100mila euro. Contestate inoltre la truffa assicurativa e il peculato continuato di farmaci.

Si tratta di accuse che dovranno trovare conferma nel corso del procedimento giudiziario.

Il lavoro dei consulenti incaricati dalla famiglia

L’attenzione sulla morte di Jessica era stata inizialmente alimentata dalle segnalazioni dell’Aoui e dai dubbi manifestati dai genitori della giovane. I familiari, convinti che alcuni aspetti della vicenda non fossero stati adeguatamente chiariti, avevano deciso di rivolgersi anche alla società trevigiana Obiettivo Risarcimento.

Come spiegato dal presidente Roberto Simioni, i genitori temevano che le loro preoccupazioni non venissero ascoltate e che il marito della figlia potesse continuare a rimanere libero, mentre restavano aperti interrogativi anche sulla tutela della piccola Aurora.

Nel 2025 la società ha quindi messo a disposizione della famiglia un gruppo multidisciplinare composto da avvocati penalisti e civilisti, medici legali, criminologi forensi, psichiatri ed esperti informatici.

L’obiettivo era ricostruire ogni elemento della vicenda attraverso competenze professionali differenti, fornendo agli investigatori ulteriori elementi di valutazione. Secondo quanto riferito da Obiettivo Risarcimento, il lavoro dei consulenti avrebbe contribuito a consolidare il quadro indiziario nei confronti di Rossi e al successivo arresto, arrivato a circa due anni dalla morte della donna.

Roberta Bruzzone: «Jessica voleva vivere»

Tra le professioniste coinvolte nell’attività di consulenza figura anche la criminologa Roberta Bruzzone, incaricata di approfondire il profilo psicologico e comportamentale dei protagonisti della vicenda per conto della famiglia.

Secondo la sua ricostruzione, uno degli aspetti centrali riguarda il tentativo che sarebbe stato compiuto di presentare la morte di Jessica come un suicidio, anche attraverso la diffusione di un presunto messaggio di addio.

«Nadir Rossi ha cercato di far passare la morte della moglie per un suicidio, ma ciò è quanto più distante dal vero», ha dichiarato Bruzzone.

La criminologa ha richiamato alcune confidenze che la 32enne avrebbe fatto alle proprie amiche durante il periodo trascorso in ospedale. Jessica avrebbe raccontato di svegliarsi durante la notte per mangiare, proprio perché temeva di andare incontro a nuove crisi ipoglicemiche.

Un comportamento che, secondo la consulente, sarebbe indicativo della sua volontà di continuare a vivere e della preoccupazione per le proprie condizioni di salute.

Bruzzone ha inoltre sottolineato come la donna sembrasse credere nel rapporto con il marito e nei progetti condivisi per il futuro. Jessica avrebbe persino confidato alle amiche il desiderio di avere un altro figlio.

Non sarebbero emersi, secondo la criminologa, segnali che indicassero una consapevolezza da parte della donna della presunta relazione extraconiugale del marito, nonostante Rossi avrebbe sostenuto una versione differente.

La priorità della famiglia è ora la tutela della bambina

Il presidente di Obiettivo Risarcimento Roberto Simioni ha definito importante il risultato raggiunto sul piano investigativo, precisando tuttavia che il percorso della famiglia non può considerarsi concluso.

La questione più urgente riguarda adesso Aurora, la figlia di Jessica e Nadir, che si trova al centro di una delicata situazione familiare dopo la morte della madre e l’arresto del padre.

La società ha messo a disposizione dei nonni materni un legale specializzato in diritto di famiglia, con l’obiettivo di consentire loro di avvicinarsi alla bambina e contribuire alla costruzione di un contesto sereno e stabile.

Rimane inoltre aperto il capitolo relativo alle eventuali responsabilità sanitarie. I familiari avevano infatti chiesto approfondimenti anche sull’assistenza prestata a Jessica durante il periodo in cui era stata seguita dalle strutture ospedaliere.

L’accertamento delle eventuali responsabilità mediche rappresenta un ulteriore fronte ancora da chiarire, sul quale Simioni ha espresso la convinzione che possano emergere elementi rilevanti.

La vicenda giudiziaria prosegue dunque su più livelli: da una parte le accuse nei confronti di Nadir Rossi per la morte della moglie, dall’altra le iniziative della famiglia per tutelare la piccola Aurora e fare piena luce su tutte le circostanze che hanno preceduto il decesso di Jessica Dalla Chiara.

Redazione

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1 Comment
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1 ora fa

Si ma solo dopo ….giustizia per Jessica ! Durante tutto il mese di ricovero i medici ???

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