Il nuovo quadro nazionale sulle prestazioni sanitarie è entrato in vigore, ma in Veneto la sua applicazione concreta viene rinviata. La giunta regionale ha infatti approvato il provvedimento che recepisce l’Intesa Stato-Regioni e il decreto del Ministero della Salute, stabilendo però di mantenere temporaneamente in vigore l’attuale sistema tariffario fino al 31 dicembre 2026.
La decisione riguarda anche Verona e tutto il territorio regionale. Per i cittadini, dunque, non sono previste modifiche immediate alle tariffe applicate alle prestazioni durante gli ultimi mesi del 2026. Il passaggio al nuovo sistema avverrà nel 2027, dopo una fase di preparazione tecnica e di valutazione dell’impatto economico.
Il provvedimento è stato firmato dall’assessore regionale Gino Gerosa e rappresenta il recepimento delle disposizioni nazionali che hanno aggiornato le tariffe massime di riferimento per la specialistica ambulatoriale e per l’assistenza protesica.
Il rinvio deciso dalla Regione
La scelta di posticipare l’applicazione del nuovo tariffario Veneto nasce dalla necessità di consentire alle strutture regionali di completare una serie di verifiche. L’Area Sanità e Sociale dovrà infatti analizzare le conseguenze economiche delle nuove voci e predisporre il passaggio al nuovo sistema senza determinare ulteriori costi per i bilanci regionali.
Un altro elemento riguarda l’adeguamento tecnologico. Azienda Zero è stata incaricata di collaborare con le strutture regionali alla preparazione della nuova proposta tariffaria e al coordinamento delle modifiche necessarie sulle piattaforme informatiche utilizzate per prescrizioni, prenotazioni e riscossione delle prestazioni.
Il passaggio al nuovo nomenclatore tariffario Veneto sarà quindi accompagnato da un aggiornamento dei sistemi gestionali delle aziende sanitarie. La nuova disciplina diventerà operativa dal 2027 attraverso un ulteriore atto della giunta regionale.
Le modifiche previste a livello nazionale
Il decreto ministeriale interviene su un numero significativo di prestazioni. Nel dettaglio, sono state aggiornate 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici relativi all’assistenza protesica. L’incremento medio delle tariffe indicato dal nuovo quadro nazionale è del 5,8%.
La variazione, tuttavia, non interessa indistintamente tutte le prestazioni. Oltre l’80% delle voci mantiene infatti le tariffe precedenti, mentre gli adeguamenti riguardano principalmente la remunerazione riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale alle strutture che erogano le prestazioni.
Il nuovo sistema non modifica inoltre il limite massimo della quota di compartecipazione previsto per la maggior parte delle Regioni, che resta fissato a 36,15 euro per ricetta. Rimangono inoltre attive le esenzioni previste per le categorie individuate dalla normativa, tra cui cittadini con determinati requisiti reddituali, persone con patologie croniche o rare, invalidità, disoccupazione e gravidanza, oltre ai programmi di prevenzione.
Alcune prestazioni sono invece interessate da aumenti. Tra queste figurano l’agoaspirato della mammella, la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma e la prima visita specialistica. La visita di controllo conserva invece il valore precedente, mentre viene modificata la tariffa del prelievo venoso.
Incrementi percentuali più elevati sono previsti per alcune prestazioni di diagnostica vascolare, biopsia ed elettromiografia.
Le preoccupazioni dei consumatori
La revisione delle tariffe ha provocato anche reazioni da parte delle associazioni dei consumatori. Codici ha espresso preoccupazione per le possibili ripercussioni economiche sui cittadini, richiamando l’attenzione sul momento particolarmente delicato attraversato dal sistema sanitario.
L’associazione, attraverso il segretario nazionale Ivano Giacomelli, ha evidenziato l’aumento dei costi sostenuti dalla sanità pubblica, citando tra gli altri le spese energetiche e quelle legate ai presidi medici.
Al centro delle osservazioni ci sono anche le liste d’attesa, considerate una delle principali criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie. Secondo Codici, l’eventuale aumento delle somme a carico degli utenti non sarebbe sufficiente ad affrontare problemi strutturali come i tempi di prenotazione e le carenze di personale.
L’associazione chiede quindi che alla revisione delle tariffe siano affiancati interventi dedicati al miglioramento dell’accesso alle cure, alla prevenzione e al rafforzamento degli organici.
Per il momento, in Veneto, il quadro resta comunque invariato. Il nuovo tariffario regionale non entrerà in vigore nel corso del 2026: la Regione utilizzerà i mesi che restano dell’anno per completare le verifiche economiche e gli adeguamenti informatici necessari.
Il passaggio definitivo è quindi programmato per il 2027, quando il nuovo sistema dovrebbe diventare operativo anche nelle strutture sanitarie venete.
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