Chico Forti, concessa la semilibertà dal Tribunale di sorveglianza

Il detenuto potrà trascorrere fuori dal carcere gran parte della giornata e rientrare a Montorio la sera. I legali puntano ora alla liberazione condizionale

Chico Forti

Il Tribunale di sorveglianza di Verona ha concesso la semilibertà a Chico Forti, accogliendo la richiesta presentata nei mesi scorsi dai suoi legali. L’ex imprenditore trentino, detenuto nel carcere di Montorio, potrà quindi trascorrere gran parte della giornata all’esterno della struttura penitenziaria, secondo un programma che sarà definito dalla direzione dell’istituto, per poi fare rientro in carcere la sera.

Il provvedimento rappresenta una nuova tappa nel percorso giudiziario e penitenziario di Forti, arrivato in Italia nel maggio 2024 dopo oltre due decenni trascorsi negli Stati Uniti, dove sta scontando una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Anthony “Dale” Pike.

La semilibertà e il lavoro fuori dal carcere

La nuova misura consentirà a Chico Forti di proseguire le attività all’esterno del carcere. Dal dicembre 2025 l’uomo svolge infatti 40 ore settimanali di lavoro volontario presso un’azienda agricola del Veronese.

La sua routine prevedeva già l’uscita mattutina dal carcere di Montorio e il rientro in serata. La semilibertà formalizza e amplia quindi la possibilità di trascorrere parte della giornata fuori dall’istituto penitenziario, sulla base delle condizioni stabilite dalla struttura.

Tra gli obiettivi personali indicati nel percorso di Forti c’è anche quello di poter incontrare più frequentemente la madre, residente a Trento. In precedenza erano già stati concessi alcuni permessi per consentirgli di raggiungerla.

Le precedenti tappe a Montorio

Il percorso penitenziario veronese di Forti aveva già registrato diversi passaggi. Nel febbraio 2025 gli erano stati concessi i primi permessi per recarsi a Trento e fare visita alla madre. Nel giugno dello stesso anno era arrivata anche l’autorizzazione a frequentare le aule studio dell’istituto penale.

Nel settembre 2025, invece, il Tribunale di sorveglianza aveva respinto una precedente richiesta di liberazione condizionale. Nelle motivazioni del provvedimento erano stati indicati, tra gli elementi considerati dai giudici, l’assenza di sentimenti di colpa o di autentico dispiacere nei confronti dei familiari della vittima e dei propri congiunti, oltre al mancato risarcimento del danno, anche parziale.

I legali di Forti guardano ora alla possibilità di ottenere la liberazione condizionale nel 2027, proseguendo il percorso intrapreso attraverso le misure alternative alla detenzione.

La condanna negli Stati Uniti

La vicenda giudiziaria di Chico Forti affonda le proprie radici negli Stati Uniti. L’ex imprenditore venne arrestato a Miami nel 1998 nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Anthony “Dale” Pike, ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Pike si era recato a Miami per discutere della vendita di un resort a Ibiza. Al centro della vicenda vi era anche Tony Pike, padre della vittima, che secondo l’accusa avrebbe sofferto di demenza e sarebbe stato oggetto di un tentativo di raggiro.

Durante gli interrogatori Forti avrebbe ammesso di aver prelevato Pike dall’aeroporto, negando però di averlo ucciso e sostenendo di averlo lasciato in un ristorante.

Nel 2000 arrivò la condanna all’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale. Forti ha sempre sostenuto la propria innocenza rispetto all’omicidio di Pike.

Il sostegno del fratello della vittima

La vicenda ha continuato a dividere l’opinione pubblica per oltre 26 anni. Tra le persone che hanno espresso posizioni favorevoli all’innocenza di Forti figura Bradley Pike, fratello della vittima, che ha incontrato l’ex imprenditore nel maggio scorso nell’ambito di un programma di giustizia riparativa.

Il caso ha avuto inoltre una nuova fase dopo il rientro di Forti in Italia. Il trasferimento si è concretizzato nel maggio 2024, quando un aereo governativo è atterrato a Pratica di Mare. Ad attendere Forti all’aeroporto era presente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’inchiesta poi archiviata a Verona

Durante la permanenza di Forti nel carcere di Montorio era stata aperta anche un’altra vicenda giudiziaria. La Procura di Verona aveva avviato un fascicolo dopo le dichiarazioni di un detenuto condannato per reati di ‘ndrangheta.

L’uomo aveva riferito di aver ascoltato una conversazione nella quale Forti avrebbe chiesto di contattare esponenti della criminalità calabrese per minacciare Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria.

Gli accertamenti della magistratura veronese si sono però conclusi con una formale richiesta di archiviazione.

Con la decisione sulla semilibertà si apre ora una nuova fase per Chico Forti nel carcere di Montorio. Il provvedimento gli consentirà di proseguire le attività lavorative esterne e di ampliare gli spazi di vita al di fuori della struttura penitenziaria, mentre i suoi legali lavorano in prospettiva alla richiesta di liberazione condizionale.

Redazione

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