Il caro energia continua a rappresentare un elemento di pressione per i bilanci delle micro e piccole imprese italiane. Anche nel Veronese il costo dell’elettricità risulta particolarmente rilevante: secondo l’analisi diffusa da Confartigianato, le imprese della provincia sostengono un extra-costo elettrico di 82 milioni di euro rispetto alla media dell’Unione europea.
Il dato colloca Verona al settimo posto tra le province italiane per maggiore differenza di costo. A livello regionale, invece, il Veneto registra un divario complessivo di 376 milioni di euro, secondo valore più elevato tra le regioni prese in esame dall’analisi.
I numeri sono stati presentati durante la 22ª edizione della convention annuale “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata da Confartigianato insieme ai consorzi energetici Caem, Cenpi e Multienergia.
Bollette più care della media europea
Il confronto sui prezzi dell’elettricità evidenzia una differenza significativa per le piccole imprese italiane. A livello nazionale, micro e piccole aziende sostengono complessivamente circa 3,7 miliardi di euro di costi aggiuntivi rispetto alla media europea.
Il prezzo dell’elettricità per le imprese considerate nell’analisi arriva a 25,99 centesimi di euro per kWh, mentre la media dell’Unione europea si ferma a 22,04 centesimi. La differenza è quindi pari al 17,9%.
Nel confronto tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia si colloca al terzo posto per il costo dell’energia elettrica, dietro Irlanda e Germania. In Irlanda il prezzo indicato nell’analisi raggiunge 28,33 centesimi per kWh, mentre in Germania arriva a 26,06 centesimi.
Per le imprese veronesi, il maggiore costo dell’elettricità si inserisce dunque in un quadro nazionale nel quale il prezzo dell’energia rappresenta una voce particolarmente significativa per le attività di dimensioni più contenute.
Il peso di tasse e oneri
A incidere sulla bolletta non è soltanto il prezzo dell’energia. Un ruolo importante è rappresentato anche dal prelievo fiscale e parafiscale, costituito da accise e oneri generali di sistema.
Secondo i dati di Confartigianato, questo componente arriva in Italia a 5,44 centesimi per kWh, con un livello superiore del 47,4% rispetto alla media europea.
Il divario risulta ancora più marcato tra le imprese caratterizzate da consumi ridotti. Per le aziende che consumano meno di 20 MWh, infatti, il prelievo fiscale risulta del 75,5% superiore alla media dell’Ue.
Con l’aumento dei consumi, invece, l’incidenza del prelievo tende a ridursi. Le imprese energivore di maggiori dimensioni arrivano infatti a registrare un livello di imposizione inferiore rispetto alla media europea.
Verona al settimo posto tra le province
La graduatoria territoriale evidenzia differenze consistenti. In Lombardia si registra l’extra-costo regionale più elevato, pari a 700 milioni di euro. Al secondo posto figura il Veneto con 376 milioni, seguito da Emilia-Romagna con 338 milioni, Puglia con 280 milioni, Toscana con 265 milioni, Piemonte con 262 milioni, Campania con 247 milioni e Sicilia con 239 milioni.
Sul piano provinciale, il valore più alto è quello di Brescia, con 135 milioni di euro di extra-costo rispetto alla media europea. Seguono Milano con 123 milioni, Napoli con 108 milioni, Taranto con 100 milioni, Bergamo con 97 milioni e Torino con 89 milioni.
Verona registra 82 milioni di euro, posizionandosi al settimo posto. Seguono altre province del Nord-Est, tra cui Treviso, Vicenza e Padova, oltre a Udine e Varese, tutte indicate con un extra-costo di 66 milioni.
Confartigianato: riequilibrare il carico
Sulla questione è intervenuto il presidente di Confartigianato Marco Granelli, che ha collegato il costo dell’energia alla competitività delle imprese di minori dimensioni.
Secondo Granelli, tra gli interventi da affrontare ci sarebbe il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema applicati alle bollette in relazione alle diverse dimensioni delle imprese. La posizione espressa da Confartigianato sostiene che l’attuale configurazione finisca per incidere maggiormente sulle aziende più piccole.
Il tema riguarda anche la transizione energetica, che richiede investimenti e costi per il sistema produttivo. Nel confronto europeo, il livello della bolletta elettrica rappresenta quindi uno degli elementi considerati dall’associazione di categoria nel valutare le condizioni operative delle micro e piccole imprese italiane.
Per il territorio veronese, il dato di 82 milioni di euro di extra-costo restituisce la dimensione del divario calcolato rispetto alla media europea e inserisce la provincia tra quelle italiane con il maggiore differenziale complessivo.
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