Entrare nel mondo del lavoro prima ancora di conseguire la laurea è l’obiettivo delle Junior Enterprise, organizzazioni non profit create e gestite direttamente dagli studenti universitari. Un modello che permette a ragazze e ragazzi di confrontarsi con clienti reali, sviluppare progetti, gestire rapporti professionali e acquisire competenze concrete durante il percorso accademico.
Il fenomeno coinvolge oggi 37 realtà presenti in tutta Italia e nei giorni scorsi ha portato a Verona circa 150 studenti provenienti da diverse regioni. L’occasione è stata il congresso nazionale del network Junior Enterprise Italy, ospitato al Polo Zanotto dell’Università di Verona e organizzato insieme a Jebv, la Junior Enterprise Business Verona nata all’interno dell’ateneo scaligero.
Un’esperienza imprenditoriale dentro l’università
Le Junior Enterprise funzionano come vere organizzazioni professionali, pur mantenendo una natura senza scopo di lucro. Gli studenti si occupano di consulenza per aziende, startup e piccole e medie imprese, offrendo servizi che spaziano dal marketing alla comunicazione digitale, fino alla gestione dei social media e ad altre attività richieste dal mercato.
Il valore dell’esperienza sta nella possibilità di affrontare situazioni lavorative reali prima della fine degli studi, mettendosi alla prova con responsabilità, tempi di consegna, confronto con i clienti e gestione dei progetti.
A Verona la realtà di riferimento è Jebv, attiva dal 2015, che conta 39 associati e più di 200 ex membri coinvolti negli anni. Gli studenti collaborano come una squadra aziendale, sviluppando competenze organizzative e professionali che difficilmente possono essere acquisite soltanto attraverso la formazione teorica.
Un elemento distintivo del modello riguarda la gestione economica: i compensi ottenuti dai progetti non vengono distribuiti tra gli associati, ma vengono reinvestiti nella formazione degli studenti, nelle attività dell’associazione e nelle iniziative del network nazionale.
Un ponte tra università e mercato del lavoro
Secondo Niccolò Caneva, studente di Economia all’Università di Verona e presidente di Jebv, il principale obiettivo delle Junior Enterprise è avvicinare gli studenti alle dinamiche professionali già durante gli anni universitari.
L’esperienza consente infatti di confrontarsi con aspetti che normalmente emergono soltanto dopo l’ingresso nel mercato del lavoro: dalla relazione con i clienti alla negoziazione, fino alla gestione autonoma delle responsabilità.
«Misurarsi con progetti veri permette agli studenti di sviluppare capacità pratiche e una maggiore consapevolezza delle proprie competenze», ha spiegato Caneva, insieme alle colleghe Sara Grassi, Shaina Magnani e Giulia Rossi.
I risultati del network nazionale confermano l’impatto di questo percorso. Secondo i dati raccolti da Junior Enterprise Italy, oltre il 67% dei laureati che hanno avuto un’esperienza in una Junior Enterprise oggi ricopre ruoli di responsabilità all’interno di grandi aziende.
Formazione e competenze per il futuro
Per Elisa Dimajo, responsabile eventi di Junior Enterprise Italy, il punto di forza di queste organizzazioni è proprio la capacità di fornire agli studenti un bagaglio pratico già prima della laurea.
La partecipazione a una Junior Enterprise permette di sviluppare competenze trasversali fondamentali, come lavoro di squadra, capacità comunicative, gestione dei progetti e problem solving. Tutti elementi sempre più richiesti dalle aziende nella selezione dei giovani professionisti.
Durante l’incontro veronese, il network nazionale ha potuto contare anche sul supporto logistico dell’Esu, che ha messo a disposizione 54 posti letto distribuiti in cinque residenze universitarie per accogliere i partecipanti arrivati da tutta Italia.
All’iniziativa è arrivato anche il messaggio del presidente della Regione Alberto Stefani, che ha sottolineato il ruolo delle nuove generazioni nella valorizzazione del patrimonio imprenditoriale italiano.
Le Junior Enterprise rappresentano quindi un laboratorio dove gli studenti possono anticipare il futuro professionale, trasformando l’università in un luogo di formazione ma anche di sperimentazione concreta. Un modello che collega conoscenza accademica, innovazione e mondo produttivo, offrendo ai giovani strumenti utili per affrontare con maggiore preparazione il percorso dopo la laurea.
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