L’agricoltura della provincia di Verona affronta una fase di forte difficoltà, con temperature elevate, scarsità d’acqua e costi crescenti dell’irrigazione che stanno mettendo sotto pressione numerose aziende. A lanciare l’allarme è Cia – Agricoltori Italiani Verona, secondo cui la situazione avrebbe raggiunto livelli critici per diversi comparti produttivi.
Uno dei problemi più immediati riguarda il costo del gasolio agricolo, arrivato a circa 1,40 euro al litro. Il prezzo rende sempre più oneroso mantenere attivi i turni di irrigazione, anche quando l’acqua dei consorzi risulta ancora disponibile. Per molte imprese, infatti, continuare a irrigare significa sostenere spese aggiuntive senza avere la certezza di poter recuperare le perdite produttive provocate dal caldo.
Andrea Garonzi, vicepresidente di Cia Verona, descrive un quadro caratterizzato da preoccupazione tra gli agricoltori. La scelta di interrompere o ridurre l’irrigazione, in alcuni casi, non dipenderebbe quindi soltanto dalla disponibilità della risorsa idrica, ma anche dalla sostenibilità economica delle operazioni necessarie per portare l’acqua nei campi.
Soia e mais tra le colture più colpite
Particolarmente grave è la situazione segnalata per la soia. Il secondo raccolto sarebbe ormai compromesso, mentre per quello principale le allegagioni risultano inferiori anche del 50%, con conseguenze dirette sulle rese finali e sulla redditività delle aziende.
A complicare ulteriormente la stagione è arrivata anche un’infestazione particolarmente intensa di ragnetto, che ha interessato diverse coltivazioni. Oltre alla soia e al mais, il problema riguarda in maniera significativa il radicchio, una delle produzioni maggiormente esposte alle condizioni climatiche attuali.
Nel caso del radicchio, la bassa umidità riduce l’efficacia dei trattamenti fitosanitari. I produttori si trovano così a dover modificare anche le modalità di lavoro: in numerose situazioni i trapianti vengono effettuati durante le ore notturne, evitando le temperature più elevate della giornata e cercando di limitare lo stress subito dalle giovani piantine.
Anche il mais presenta prospettive problematiche. La produzione è stata penalizzata dal clima e il prezzo di mercato si aggira intorno ai 18 euro al quintale, una quotazione che, secondo Cia Verona, non sarebbe sufficiente a coprire i costi sostenuti dagli agricoltori.
In difficoltà anche il frumento
Il quadro negativo interessa inoltre il frumento. Una parte del prodotto rimane ancora stoccata, mentre le quotazioni non garantiscono livelli di remunerazione adeguati. Secondo la Confederazione, il mercato è caratterizzato anche da una forte concentrazione della domanda, una condizione che ridurrebbe il margine di trattativa dei produttori nella fase di vendita.
La combinazione tra rese inferiori, prezzi non remunerativi e maggiori costi di produzione aumenta quindi la pressione sui bilanci delle aziende agricole. La crisi climatica si somma così alle difficoltà economiche, rendendo più complessa la programmazione della prossima stagione.
Il caldo pesa anche sugli allevamenti
Le conseguenze dell’estate particolarmente calda non riguardano soltanto le coltivazioni. Cia Verona segnala infatti ripercussioni importanti anche sul comparto zootecnico.
Per gli allevamenti da carne della provincia, la stima indica una perdita di incremento ponderale compresa tra 600 e 800 tonnellate di peso vivo, attribuita agli effetti delle alte temperature sugli animali. Il caldo incide quindi sulla crescita dei capi e, di conseguenza, sulle performance economiche delle aziende.
Ancora più articolata è la situazione degli allevamenti da latte. Nelle strutture meno attrezzate con sistemi di raffrescamento, la produzione avrebbe registrato una contrazione superiore al 30%. Anche le aziende dotate delle tecnologie più avanzate avrebbero comunque subito una riduzione, quantificata in oltre il 20%.
A questi cali si aggiungono una diminuzione del tenore di grasso del latte, maggiori problemi riproduttivi e un incremento degli aborti. Secondo Garonzi, gli effetti del caldo potrebbero inoltre protrarsi oltre la fine dell’emergenza climatica: gli animali arriverebbero alla conclusione dell’estate in condizioni di forte stress e avrebbero bisogno di tempo per recuperare la normale produttività.
Cia Verona chiede interventi al governo
L’organizzazione agricola attende i dati ufficiali relativi alle consegne di latte di giugno e luglio, che potranno fornire una fotografia quantitativa delle difficoltà registrate dagli allevamenti.
Nel frattempo, Cia Verona rinnova la richiesta di un intervento da parte delle istituzioni. L’obiettivo indicato dalla Confederazione è sostenere le imprese agricole che stanno affrontando contemporaneamente emergenza climatica, maggiori costi e riduzione delle produzioni.
Garonzi chiede al governo misure considerate urgenti per evitare che le aziende debbano affrontare da sole gli effetti della crisi. Per Cia Verona, infatti, la questione non riguarda esclusivamente la redditività delle singole imprese, ma anche la capacità del territorio di mantenere la propria attività produttiva e di garantire nel tempo la disponibilità di alimenti.
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