La distribuzione della ricchezza in provincia di Verona mostra un quadro articolato, con differenze significative tra aree geografiche. I dati sui redditi imponibili medi 2024, elaborati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, delineano una netta distinzione tra le zone più prospere e quelle in maggiore difficoltà, confermando il ruolo trainante del lago di Garda e della Valpolicella.
A guidare la classifica è Costermano sul Garda, piccolo comune di poco più di tremila abitanti, che registra un imponibile medio pari a 29.573 euro per contribuente. Il primato evidenzia come la ricchezza non sia concentrata nel capoluogo, ma nelle aree collinari e turistiche affacciate sul lago. Subito dopo si posiziona Verona città, con una media di 28.660 euro, seguita da Peschiera del Garda (28.549 euro) e Negrar di Valpolicella (28.099 euro).
La presenza dominante del Garda emerge chiaramente nella top ten: oltre ai comuni già citati, figurano anche Torri del Benaco (28.098 euro), Bardolino (27.963 euro) e Lazise (27.298 euro). Cinque dei primi dieci comuni si trovano lungo la sponda veronese del lago, confermando la forte attrattività economica e turistica dell’area.
Accanto al lago, si distingue la Valpolicella, territorio noto per la produzione vinicola. Negrar e San Pietro in Cariano, rispettivamente al quarto e sesto posto, si attestano su livelli di reddito elevati, mentre Sant’Ambrogio, Marano e Fumane si collocano poco sotto, ma comunque sopra i 24.900 euro medi. Il comparto vitivinicolo si conferma così un elemento centrale nella generazione di reddito locale.
La top ten è completata da Lavagno e Cavaion Veronese, che consolidano il quadro di una ricchezza diffusa soprattutto nella fascia collinare a nord e a est della provincia.
Un capitolo a parte riguarda Verona città, che con oltre 203mila contribuenti rappresenta il principale polo economico del territorio. Il totale dei redditi dichiarati supera i 5,5 miliardi di euro, un dato che testimonia il peso del capoluogo, pur non garantendo il primo posto in termini di media pro capite.
Spostandosi verso la fascia intermedia della classifica, emergono i comuni della cintura urbana. Realtà come San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Pescantina si collocano sopra la media provinciale, fissata a 23.424 euro. Queste aree si caratterizzano per un tessuto produttivo solido, basato su piccole e medie imprese, artigianato e servizi, che garantisce stabilità senza raggiungere i livelli delle zone più ricche.
Intorno alla metà della graduatoria si trovano comuni eterogenei per caratteristiche e vocazione economica, come Caprino Veronese, Bosco Chiesanuova e Cerea. Si tratta di territori che mantengono un equilibrio economico, senza particolari picchi né criticità evidenti.
La parte bassa della classifica evidenzia invece le maggiori difficoltà. Le aree della Lessinia e della bassa pianura orientale risultano le meno performanti in termini di reddito medio, con valori significativamente inferiori alla media provinciale. Tra i comuni con i dati più bassi figurano Erbezzo, Sant’Anna d’Alfaedo, San Mauro di Saline e Selva di Progno.
Chiude la classifica Velo Veronese, con un imponibile medio di 18.011 euro, seguito da altri centri della stessa area montana. Anche alcuni comuni della pianura, come Terrazzo, Concamarise, Castagnaro e Gazzo Veronese, si posizionano nelle ultime posizioni.
Il divario tra il comune più ricco e quello più povero supera gli 11.500 euro, una differenza che evidenzia squilibri territoriali marcati. In termini percentuali, il reddito medio di Costermano sul Garda risulta superiore di circa il 64% rispetto a quello di Velo Veronese.
Questa fotografia economica conferma come la ricchezza nella provincia di Verona sia strettamente legata alla posizione geografica e alle vocazioni produttive locali. Turismo, viticoltura e servizi trainano le aree più benestanti, mentre le zone più periferiche e meno connesse ai principali assi economici continuano a registrare livelli di reddito inferiori.
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