Verona si conferma uno dei principali punti di riferimento a livello internazionale per la raccolta e la distribuzione di cellule staminali, con un dato che evidenzia la centralità del sistema sanitario locale: circa il 25% delle donazioni italiane di staminali passa dal capoluogo scaligero, raggiungendo pazienti in diversi continenti. Un risultato che riflette l’efficienza organizzativa e il livello tecnologico raggiunto dal Centro di Criopreservazione dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Borgo Roma.
A rafforzare ulteriormente questa posizione è arrivata una significativa donazione da parte di Adoces, l’Associazione Donatori di Cellule Staminali, che ha fornito strumentazioni di ultima generazione per un valore complessivo di 71mila euro. Un investimento mirato a migliorare la conservazione e il trasporto di materiali biologici essenziali per la sopravvivenza dei pazienti, soprattutto quelli affetti da gravi malattie ematologiche.
Nel dettaglio, tra le tecnologie introdotte spicca “Ice Cube”, un sistema avanzato che consente il raffreddamento controllato dei campioni fino a temperature estremamente basse, pari a -140 °C. Questo processo è fondamentale per evitare la formazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero compromettere la qualità delle cellule. Accanto a questo dispositivo, sono stati forniti anche i contenitori “Voyageur”, progettati per garantire il trasporto sicuro delle staminali in condizioni criogeniche fino a -180 °C. Questi strumenti permettono spedizioni intercontinentali senza rischi, mantenendo intatta l’efficacia terapeutica delle cellule.
Non meno importanti sono i sistemi di stoccaggio, costituiti da strutture metalliche e contenitori specifici per l’organizzazione delle sacche all’interno dei tank ad azoto gassoso. Si tratta di soluzioni tecniche che migliorano la gestione e la sicurezza dei campioni, contribuendo a ottimizzare ogni fase del processo, dalla raccolta fino alla consegna finale.
Il lavoro del centro veronese, guidato dall’Unità operativa complessa di Medicina Trasfusionale diretta da Giorgio Gandini, si traduce quotidianamente in una rete globale di solidarietà sanitaria. Solo negli ultimi giorni, le cellule lavorate nei laboratori di Verona sono state inviate verso Paesi come Canada, Australia e Nuova Zelanda, a dimostrazione di una capacità logistica e scientifica di livello internazionale.
Fondamentale in questo sistema è anche il ruolo del volontariato. Adoces, infatti, non si limita al supporto tecnologico, ma è impegnata attivamente nella sensibilizzazione e nel reclutamento di nuovi donatori. Un’attività che coinvolge anche le giovani generazioni, come dimostrano le iniziative di tipizzazione nelle scuole del territorio veronese. L’obiettivo è ampliare costantemente il registro dei donatori, aumentando le possibilità di trovare compatibilità per chi è in attesa di trapianto.
Il contributo congiunto tra istituzioni sanitarie e associazioni rappresenta un modello virtuoso di collaborazione. Da un lato, l’ospedale garantisce competenze mediche e infrastrutture avanzate; dall’altro, il volontariato sostiene il sistema con risorse, strumenti e campagne di sensibilizzazione. Questo equilibrio consente di mantenere elevati standard qualitativi e di rispondere in modo efficace alle esigenze dei pazienti.
Verona, dunque, consolida il proprio ruolo di hub strategico nella medicina trasfusionale, dimostrando come innovazione, organizzazione e solidarietà possano convergere in un sistema capace di salvare vite su scala globale.
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