Galleria Adige-Garda, tornano i test: timori per l’“onda marrone” nel lago

Avviate le verifiche annuali dello scolmatore: operazioni necessarie, ma cresce la preoccupazione dei territori rivieraschi

tunnel adige garda

Sono ripartite le operazioni di verifica della galleria Adige-Garda, infrastruttura strategica per la gestione delle piene del fiume Adige. Le attività, iniziate il 13 aprile e in programma fino al 17, prevedono test tecnici fondamentali per garantire la piena efficienza del sistema, ma riaccendono anche le preoccupazioni dei Comuni affacciati sul lago per il fenomeno della cosiddetta “onda marrone”.

Le verifiche vengono eseguite dal Servizio Bacini Montani della Provincia autonoma di Trento e consistono in manovre di apertura e chiusura delle paratoie, necessarie per testare la tenuta, la taratura e la capacità di scarico dell’impianto. Queste operazioni, solitamente concentrate nell’arco di poche ore, comportano il rilascio di acqua mista a sedimenti nello specchio lacustre.

Durante le prove, infatti, si forma una scia scura che si diffonde nel lago di Garda, visibile dalla zona settentrionale verso sud. Un fenomeno noto e ricorrente, che ogni anno suscita apprensione tra amministratori e cittadini, soprattutto per l’impatto visivo e ambientale che può generare.

Secondo quanto comunicato dagli enti coinvolti, la portata dello scarico si attesta mediamente intorno ai 25 metri cubi al secondo, con picchi che possono raggiungere i 100 m³/s. L’auspicio è che si tratti esclusivamente di acqua mescolata a materiali naturali come sabbie e limi, senza elementi inquinanti.

Le operazioni, pur destando preoccupazione, sono considerate indispensabili. Garantire il corretto funzionamento dello scolmatore è infatti cruciale per la sicurezza idraulica del territorio, in particolare per il Trentino meridionale e per la città di Verona. La galleria, lunga quasi 10 chilometri e realizzata durante il periodo della Seconda guerra mondiale, permette di deviare parte della portata del fiume Adige verso il lago di Garda in caso di piena, evitando esondazioni.

In condizioni di emergenza, la struttura è in grado di convogliare fino a 500 metri cubi d’acqua al secondo, contribuendo in modo determinante alla mitigazione del rischio idraulico. Si tratta quindi di un’opera strategica per la protezione di ampie aree del territorio, la cui efficienza deve essere costantemente monitorata.

Durante le fasi di test, vengono adottate misure di sicurezza rigorose. È vietata la navigazione e qualsiasi attività nel raggio di 200 metri dallo sbocco della galleria. Il controllo dell’area è affidato a diversi corpi, tra cui Guardia costiera, Corpo forestale trentino e Vigili del fuoco volontari, che operano in coordinamento per garantire la sicurezza.

Nonostante l’impatto visivo della cosiddetta “onda marrone”, non sono previste conseguenze significative sul livello del lago. Il Garda si trova attualmente in buone condizioni idriche, a differenza di altri bacini prealpini che stanno affrontando situazioni più critiche. I deflussi regolati consentono infatti di mantenere l’equilibrio del sistema senza alterazioni rilevanti.

Tuttavia, la consistenza e la durata della scia dipendono dalle condizioni meteorologiche. Negli anni più piovosi, il materiale sospeso può richiedere diversi giorni per disperdersi completamente, con effetti visibili anche lungo le coste. In passato, questo fenomeno ha generato proteste da parte dei sindaci dei Comuni rivieraschi, preoccupati per le possibili ripercussioni sull’ambiente e sull’immagine turistica del lago.

In questo contesto, il dialogo tra enti gestori e amministrazioni locali resta fondamentale. Le verifiche annuali rappresentano un passaggio tecnico imprescindibile, ma evidenziano al tempo stesso la necessità di bilanciare sicurezza idraulica e tutela ambientale.

Redazione

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