Una situazione sempre più complessa sta emergendo nel territorio veronese sul fronte dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. A lanciare l’allarme sono le organizzazioni sindacali dei pensionati, che evidenziano un divario significativo tra il numero di persone bisognose di cure e i servizi effettivamente disponibili.
Nel Veronese, i posti letto autorizzati nelle strutture residenziali sono poco più di 5.400, a fronte di una popolazione stimata tra i 45 mila e i 60 mila anziani non autosufficienti. Un dato che mette in luce un evidente squilibrio tra domanda e offerta, rendendo difficile garantire risposte adeguate a tutte le esigenze assistenziali.
Il sistema delle case di riposo, dunque, non riesce a coprire il fabbisogno. Per questo motivo, una parte rilevante dell’assistenza si sposta sul territorio e, in particolare, sulle famiglie. I servizi domiciliari comunali (Sad), dedicati al supporto sociale, coinvolgono circa 3 mila persone, di cui un terzo nel solo capoluogo. Numeri che restano limitati rispetto alla platea complessiva dei bisogni, evidenziando la necessità di un potenziamento strutturale.
Sul versante sanitario, l’assistenza domiciliare integrata (Adi) ha registrato un incremento significativo. Nel 2024, l’Ulss 9 ha seguito oltre 38 mila utenti, segnando una crescita del 19% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il numero complessivo degli accessi è aumentato solo marginalmente, con un +2%, segno che l’espansione del servizio non è stata accompagnata da un corrispondente incremento delle prestazioni erogate.
Secondo le sigle sindacali, questo scenario dimostra come il peso della cura ricada ancora in larga parte sulle famiglie. Molti nuclei sono costretti a sostenere direttamente i costi dell’assistenza, ricorrendo a badanti o riducendo l’attività lavorativa per assistere i propri cari. In molti casi, inoltre, l’ingresso in una struttura residenziale viene rinviato il più possibile proprio per ragioni economiche e organizzative.
Un ulteriore nodo riguarda le rette delle case di riposo. Le recenti pronunce della giustizia amministrativa hanno aperto alla possibilità che i Comuni debbano farsi carico anche della quota alberghiera. Una prospettiva che preoccupa gli enti locali, ma che, secondo i sindacati, mette in evidenza una lacuna nelle politiche pubbliche più che crearla.
Le organizzazioni dei pensionati chiedono quindi un cambio di passo deciso. A livello nazionale, viene sollecitato un investimento concreto sull’assistenza domiciliare, insieme al rafforzamento dei servizi territoriali. Tra le priorità indicate figurano anche la riforma delle Ipab e delle Rsa e il riconoscimento normativo dei caregiver familiari, con adeguati sostegni economici.
Sul piano locale, il dibattito si concentra sulla revisione del regolamento comunale relativo alle rette delle strutture. La giurisprudenza individua nell’Isee socio-sanitario lo strumento principale per valutare la capacità contributiva dei cittadini. Un principio che, secondo i sindacati, deve tradursi in regole uniformi e trasparenti su tutto il territorio.
Non si tratta però di una questione limitata al capoluogo. Le sigle sindacali sottolineano la necessità di estendere eventuali modifiche a tutti i Comuni della provincia, evitando disparità tra cittadini in base al luogo di residenza. L’obiettivo è costruire un sistema equo, capace di garantire pari diritti di accesso ai servizi.
A complicare ulteriormente il quadro è la carenza di dati aggiornati. Mancano infatti informazioni precise su liste d’attesa, disponibilità effettiva dei posti letto e numero di impegnative per la residenzialità. Una lacuna che rende difficile pianificare interventi efficaci e rispondere in modo tempestivo ai bisogni della popolazione.
Per i sindacati, la non autosufficienza deve diventare una priorità nell’agenda pubblica. La gestione dell’assistenza agli anziani, sottolineano, non può dipendere dalle risorse economiche delle famiglie o dalle politiche dei singoli Comuni. Serve un sistema integrato, solidale e uniforme, in grado di garantire risposte adeguate a una domanda in costante crescita.
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