Malattia IgG4, a Verona focus su diagnosi e nuove terapie

Esperti a confronto su una patologia rara e complessa che può colpire diversi organi

Incontro Gastroenterologia a Verona

Si è svolto a Verona un importante incontro regionale dedicato alla malattia da Immunoglobulina G4-correlata (IgG4-RD), una patologia rara e complessa riconosciuta come entità clinica solo negli ultimi due decenni.

Descritta per la prima volta nel 2003, oggi è classificata come una malattia fibroinfiammatoria cronica di origine immuno-mediata, che nel tempo ha riunito diverse condizioni precedentemente considerate separate. L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto tra specialisti per approfondire diagnosi, gestione clinica e innovazioni terapeutiche.

Una patologia multisistemica ancora poco riconosciuta

La malattia IgG4-correlata si distingue per la sua capacità di coinvolgere numerosi organi. Tra i più frequentemente interessati figurano pancreas, fegato, vie biliari, reni, ghiandole salivari, tiroide e sistema nervoso centrale.

Questa varietà di manifestazioni rende la diagnosi particolarmente complessa, anche perché la patologia può simulare altre condizioni, tra cui neoplasie. Proprio questa caratteristica ha portato in passato a interventi chirurgici non necessari, prima che venisse compresa la natura sistemica della malattia.

Colpisce prevalentemente persone di mezza età e anziani, senza escludere altri gruppi di popolazione.

Il ruolo di Verona nella cura della IgG4-RD

Durante l’incontro è intervenuto il professor Luca Frulloni, direttore della UOC di Gastroenterologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Nel suo intervento ha evidenziato come la patologia sia stata a lungo sottovalutata: nonostante sia classificata come rara, potrebbe essere più diffusa di quanto si pensi.

Il centro veronese segue attualmente oltre 300 pazienti, con una significativa mobilità sanitaria: circa il 60% dei ricoveri proviene da fuori regione. Questo dato conferma il ruolo di Verona come punto di riferimento nella gestione della malattia.

Terapie e sfide cliniche

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la risposta alle terapie. In alcuni casi, il trattamento con cortisone può portare a miglioramenti rapidi e significativi, come la regressione di masse infiammatorie in tempi brevi.

Tuttavia, il problema principale resta l’elevato rischio di recidiva. Senza un adeguato mantenimento terapeutico, la malattia può evolvere causando danni irreversibili agli organi coinvolti, come l’insufficienza pancreatica o, nei casi più gravi, complicazioni epatiche che possono richiedere il trapianto.

Questa complessità rende necessaria una gestione clinica continuativa e personalizzata.

Diagnosi precoce e organizzazione sanitaria

Secondo gli specialisti, uno degli elementi chiave per migliorare la prognosi è la diagnosi precoce. Riconoscere tempestivamente la malattia consente di avviare trattamenti efficaci e di prevenire complicanze gravi.

Allo stesso tempo, emerge l’importanza di strutture sanitarie organizzate e multidisciplinari, in grado di affrontare una patologia che coinvolge diversi organi e richiede competenze integrate.

L’incontro veronese ha sottolineato la necessità di continuare a investire nella ricerca e nella formazione, per aumentare la consapevolezza su una malattia ancora poco conosciuta ma con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti.

Redazione

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