Morti sul lavoro, Verona resta tra le province più a rischio nel 2026

Nonostante il forte calo dei decessi registrato in Veneto a gennaio, la provincia scaligera mantiene un tasso di mortalità sul lavoro superiore sia alla media regionale che a quella nazionale

Il primo mese del 2026 ha evidenziato un quadro contrastante per la sicurezza nei luoghi di lavoro in Veneto. Se da una parte i dati regionali mostrano un netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dall’altra emerge una situazione più problematica per la provincia di Verona, che continua a presentare livelli di rischio superiori alla media.

Secondo le elaborazioni diffuse dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, il Veneto ha registrato un significativo calo delle morti avvenute durante l’attività lavorativa. A gennaio i decessi sono stati tre, mentre nello stesso mese del 2025 erano stati otto. La diminuzione corrisponde a una riduzione del 62,5%, un dato che segnala un miglioramento importante sul fronte della sicurezza. Nonostante questa riduzione, la regione si colloca comunque al secondo posto in Italia per numero complessivo di vittime sul lavoro, segno che il fenomeno continua a rappresentare un tema di grande attenzione.

All’interno di questo quadro regionale emerge però la situazione della provincia di Verona. Il territorio veronese ha registrato un decesso sul lavoro nel mese di gennaio, esattamente lo stesso numero rilevato nel primo mese dell’anno precedente. Questo dato, apparentemente stabile, diventa più significativo se si considera l’incidenza rapportata al numero di occupati.

L’indice di mortalità sul lavoro nella provincia scaligera si attesta infatti a 2,1 decessi ogni milione di lavoratori, una cifra che supera nettamente sia il valore medio nazionale sia quello regionale. In Italia l’incidenza media è pari a 1,2 morti per milione di occupati, mentre in Veneto si ferma a 1,3. Questo scarto evidenzia come Verona continui a figurare tra le aree con un livello di rischio più elevato rispetto al contesto generale.

Guardando alla distribuzione territoriale degli incidenti mortali registrati nel mese di gennaio, oltre al caso veronese si segnalano altri due decessi durante l’attività lavorativa nelle province di Padova e Treviso. Il bilancio complessivo della regione aumenta se si considerano anche gli incidenti mortali avvenuti nel tragitto tra casa e lavoro, i cosiddetti infortuni “in itinere”. In questo ambito si sono verificati altri due decessi, nelle province di Padova e Venezia, portando a cinque il numero totale delle vittime legate al lavoro nel primo mese dell’anno.

L’analisi delle caratteristiche delle vittime mette in luce un elemento comune: tutti i lavoratori deceduti erano uomini con un’età superiore ai 45 anni. Questo dato conferma una tendenza spesso rilevata nelle statistiche sugli infortuni più gravi, che coinvolgono prevalentemente lavoratori di sesso maschile e con maggiore anzianità professionale.

Accanto al dato sui decessi, l’Osservatorio ha esaminato anche le denunce complessive di infortunio presentate nel territorio regionale. In provincia di Verona si registra una lieve diminuzione delle segnalazioni, che passano da 1.166 casi registrati nel gennaio 2025 a 1.126 denunce nel gennaio 2026, con una flessione del 3,4%.

A livello regionale, invece, il numero complessivo di infortuni denunciati si avvicina alla soglia delle cinquemila segnalazioni. Tra i comparti produttivi, il settore che concentra il maggior numero di incidenti è quello manifatturiero, con oltre mille denunce. Seguono altri ambiti tradizionalmente esposti a rischi operativi, come sanità, trasporti e costruzioni, che continuano a registrare livelli significativi di infortuni.

Le statistiche mostrano inoltre alcune differenze legate alla provenienza dei lavoratori coinvolti. Le denunce relative ai lavoratori italiani risultano in diminuzione del 4%, mentre quelle che riguardano lavoratori stranieri hanno registrato un lieve aumento pari all’1,1%. Questa dinamica suggerisce come il fenomeno degli infortuni continui a interessare in modo rilevante anche la componente internazionale della forza lavoro.

Per quanto riguarda la distribuzione per genere degli infortuni non mortali, la maggioranza dei casi riguarda gli uomini. Nel mese di gennaio si contano 3.149 denunce maschili, contro 1.793 che coinvolgono lavoratrici. Il dato riflette in parte la maggiore presenza maschile nei settori produttivi più esposti a rischi fisici e operativi.

Nel complesso, i numeri diffusi dall’Osservatorio delineano quindi un quadro con segnali positivi a livello regionale, ma con alcune criticità territoriali ancora evidenti. Il miglioramento registrato in Veneto non cancella infatti le differenze interne tra le province, e il caso di Verona dimostra come la sicurezza sul lavoro resti un tema centrale che richiede attenzione costante e interventi mirati.

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