Trattori in marcia, cartelli in mano e un messaggio chiaro: “No al trattato con il Mercosur”. È partita da Verona la protesta degli agricoltori contro l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi sudamericani, recentemente firmato in Paraguay dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Un’intesa che ha suscitato profondo malcontento nel settore agricolo, giudicata da molti come uno squilibrio pericoloso a vantaggio dei produttori sudamericani.
Venerdì 19 gennaio, decine di agricoltori scaligeri si sono ritrovati con i loro trattori nelle vicinanze dello stadio Bentegodi, da dove è partito un corteo diretto verso il centro della città. Il traffico ha subito pesanti rallentamenti, ma il messaggio è arrivato forte: “La terra non si svende”.
Alla base della protesta vi è la denuncia di politiche europee considerate penalizzanti per le aziende agricole locali, accusate di favorire importazioni a basso costo, prodotte secondo standard che in Europa non sarebbero accettabili per legge. L’accordo Ue-Mercosur prevede infatti l’ingresso nel mercato comunitario di prodotti agricoli provenienti da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con minori vincoli ambientali, sanitari e normativi.
Secondo gli agricoltori veronesi, si tratta di una minaccia concreta alla sopravvivenza delle imprese agricole italiane, già messe alla prova dalla transizione ecologica, dall’aumento dei costi e dalla pressione normativa. Le clausole di salvaguardia agricole previste dal trattato sono considerate strumenti inefficaci, in quanto intervengono solo dopo il danno, lasciando scoperto il comparto nelle fasi più critiche del mercato.
Il malcontento non si limita alla piazza. Diverse delegazioni veronesi partiranno per Strasburgo, dove mercoledì 24 gennaio il Parlamento europeo voterà una mozione per chiedere il parere della Corte di giustizia dell’Ue sulla legittimità del processo di ratifica. La mobilitazione si sposterà così davanti alla sede di Place de Bordeaux, dove Cia, Coldiretti e Confagricoltura Verona uniranno le forze per portare la voce degli agricoltori direttamente alle istituzioni europee.
Andrea Lavagnoli, presidente di Cia Verona, ha evidenziato l’urgenza di ristabilire il principio di reciprocità e di garantire controlli doganali efficaci, definendo insufficiente la riduzione della soglia di salvaguardia dall’8% al 5%. Anche Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona, ha dichiarato che i 45 miliardi proposti da von der Leyen come compensazione non sono accettabili in cambio della perdita di standard qualitativi e sanitari. Per Coldiretti Verona, rappresentata a Strasburgo dal presidente nazionale Ettore Prandini, l’accordo apre le porte a prodotti ottenuti con lavoro minorile o privi di controlli sanitari, minando la sicurezza alimentare e l’etica agricola europea.
La protesta veronese si inserisce in un quadro europeo più ampio, che vede la crescente opposizione del mondo agricolo ai trattati commerciali non tutelati da garanzie ambientali, sociali e sanitarie. Gli agricoltori chiedono un cambio di passo nelle politiche agricole comunitarie, per evitare che l’agricoltura diventi una merce di scambio nei negoziati internazionali.
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