Borgo trento ospedale olimpico, investiti oltre 32 milioni per il futuro

Verona si prepara a Milano-Cortina 2026: sanità sempre più digitale, nuovi percorsi per atleti e cittadini e un Cup unico in arrivo

Borgo Trento sarà l’“ospedale olimpico” di Verona per i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, con percorsi sanitari dedicati ad atleti, delegazioni sportive e autorità, oltre ai servizi per la popolazione generale. La decisione riguarda l’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona, che nel 2025 ha investito oltre 32 milioni di euro in nuove tecnologie e infrastrutture, preparandosi ad affrontare l’aumento dei flussi di persone atteso nel 2026, anche in occasione delle cerimonie in Arena. Le prime esercitazioni operative sono già partite insieme al Suem 118, che ha predisposto un piano specifico per la gestione di un afflusso massiccio di utenti.

Il quadro emerge dal bilancio di fine anno dell’Aoui, che certifica una fase di profonda trasformazione digitale e tecnologica avviata nel 2023. L’obiettivo è rendere l’ospedale più efficiente, accessibile e orientato al paziente, riducendo la burocrazia e migliorando la qualità dei servizi. In questo contesto, il 2026 sarà un anno chiave, come annunciato dal direttore generale Callisto Bravi, soprattutto sul fronte dell’accesso alle prestazioni sanitarie.

La novità più rilevante sarà l’introduzione di un sistema di check-in facilitato, ispirato ai modelli aeroportuali. Grazie a nuovi totem multifunzione, a un sito web aziendale completamente rinnovato e a una App di navigazione interna, i pazienti potranno gestire in autonomia accettazioni, pagamenti e prenotazioni, oltre a orientarsi all’interno degli ospedali di Borgo Trento e Borgo Roma. Un passaggio che consolida il percorso di transizione digitale, già testimoniato dall’eliminazione del cartaceo in numerosi ambiti clinici e amministrativi.

Questo processo ha consentito all’Aoui di Verona di ottenere il certificato di maturità digitale Emran di livello 5, su una scala da 0 a 7, il punteggio più alto raggiunto in Veneto. Un risultato che conferma il posizionamento dell’azienda tra le realtà sanitarie più avanzate sul piano dell’innovazione. «Il 2026 sarà l’anno della semplificazione dell’accesso ai servizi per gli utenti», ha spiegato Bravi, sottolineando come la digitalizzazione significhi meno burocrazia e una gestione più fluida dei percorsi di cura.

Sempre in tema di accessibilità, l’Aoui lavorerà al progetto del Cup unico, che permetterà ai cittadini di prenotare visite ed esami specialistici sia negli ospedali dell’Aoui sia in quelli della Ulss 9 Scaligera. Un sistema integrato pensato per ridurre tempi e frammentazioni, facilitando l’incontro tra domanda e offerta sanitaria su scala territoriale.

Sul fronte delle tecnologie sanitarie, una quota rilevante degli investimenti – 15 milioni di euro – è stata destinata alla diagnostica di precisione. Il fiore all’occhiello è il Linac-Mri, un acceleratore lineare con risonanza magnetica integrata per la radioterapia adattativa, che consente di monitorare il tumore in tempo reale durante il trattamento, riducendo il numero delle sedute e aumentando la precisione terapeutica. La Aoui di Verona è attualmente l’unica struttura pubblica in Italia a disporre di questa tecnologia, rafforzando il proprio ruolo di riferimento nazionale.

Accanto all’assistenza, la ricerca clinica resta un pilastro strategico. Nel corso del 2025 sono stati attivati 1.159 studi clinici, di cui 251 nuovi studi autorizzati, con finanziamenti ministeriali ed europei superiori ai 12 milioni di euro. Numeri che confermano l’integrazione tra attività clinica, universitaria e scientifica.

Una criticità riguarda invece l’organico, in lieve calo rispetto all’anno precedente a causa della carenza di circa 90 infermieri. «Il corso di laurea in Infermieristica registra sempre meno iscritti», ha osservato Bravi, spiegando che molti professionisti scelgono contesti lavorativi meno complessi rispetto a un hub ospedaliero di alta specializzazione. Una situazione che apre una riflessione sulla necessità di un dialogo intergenerazionale e sull’evoluzione del rapporto con il lavoro in sanità

Redazione

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