Giuramento di Ippocrate a Verona: 158 nuovi medici e odontoiatri

In Gran Guardia la cerimonia solenne tra riflessioni sul futuro della sanità, premi alla carriera e sfide per la professione medica

Palazzo della Gran Guardia

Sabato 15 novembre la Gran Guardia di Verona ha ospitato la cerimonia del Giuramento di Ippocrate, segnando l’ingresso ufficiale di 158 nuovi medici e odontoiatri nella professione. Un momento solenne e simbolico, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Verona, che ha celebrato la Giornata del Medico e dell’Odontoiatra unendo idealmente generazioni diverse: i neoabilitati e i professionisti con 50 anni di carriera.

«Oggi entrate a far parte di una comunità fondata sulla responsabilità. La vostra dedizione quotidiana sarà determinante per la salute dei cittadini e per il futuro della medicina», ha dichiarato il presidente Alfredo Guglielmi, rivolgendosi ai giovani professionisti. L’evento ha assunto i toni di una festa collettiva, con la presenza di autorità civili, accademiche e sanitarie come il sindaco Damiano Tommasi, la rettrice Chiara Leardini, il vescovo Domenico Pompili e la direttrice dell’Aulss 9, Patrizia Benini.

Un ponte tra generazioni e visioni future

Durante la cerimonia è stato consegnato un riconoscimento a 64 professionisti che nel 2025 celebrano 50 anni di laurea, ricevendo la medaglia ordinistica per una vita spesa al servizio della salute pubblica. «Avete vissuto in prima persona la nascita del Servizio sanitario nazionale e costruito un sistema solido ed efficiente, che oggi deve essere difeso», ha ricordato Guglielmi, sottolineando il valore dell’esperienza di chi ha iniziato come medico della mutua, figura di prossimità e riferimento per intere comunità.

Accanto al Giuramento, la giornata ha proposto una riflessione sul futuro, con l’intervento del fisico italo-americano Federico Faggin, pioniere dell’informatica e inventore del microprocessore, che ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Intelligenza umana e intelligenza artificiale: significato e simbolo”.

Le sfide della professione medica

Nel suo discorso, il presidente Guglielmi ha delineato le criticità che oggi investono il mondo della medicina: carenza di personale, liste d’attesa sempre più lunghe, sovraccarico burocratico, pressione digitale e rischio burnout. Ha evidenziato anche l’urgenza di riforme strutturali in ambito ospedaliero e territoriale: «Le innovazioni come le Case e Ospedali di Comunità possono essere una svolta, ma servono risorse, programmazione e valorizzazione del ruolo dei medici».

Sul fronte accademico, preoccupa la recente abolizione del test d’ingresso ai corsi di Medicina e Odontoiatria: una riforma che, secondo l’Ordine, rischia di compromettere la qualità della formazione in assenza di un adeguato potenziamento delle risorse, del corpo docente e delle infrastrutture. Nelle scuole di specializzazione, inoltre, un dato allarmante segnala che circa il 17% delle borse disponibili resta non assegnato, a testimonianza di criticità ancora aperte nel sistema formativo.

Verso una medicina più integrata, equa e tecnologica

Guardando avanti, Guglielmi ha parlato di una medicina chiamata a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e la crescente complessità clinica, sociale e organizzativa. Sarà necessario adottare nuovi modelli assistenziali interdisciplinari, capaci di garantire continuità delle cure, equità e sostenibilità. La digitalizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale potranno offrire strumenti preziosi, ma dovranno essere gestiti in modo da non compromettere la relazione umana tra medico e paziente.

Infine, ha ribadito l’importanza del rigore scientifico in un’epoca in cui la diffusione di informazioni non verificate sui social mette in discussione l’autorità medica e il sapere scientifico. «L’Ordine – ha affermato – deve essere un ponte tra scienza, politica e cittadinanza, pronto a intervenire ogni volta che le scelte istituzionali non tutelano la salute pubblica».

Il modello veneto, e in particolare quello veronese, è stato citato come esempio virtuoso di integrazione tra Università, ospedali e territorio, in cui formazione, assistenza e ricerca si alimentano reciprocamente. Un patrimonio da difendere e potenziare.

Redazione

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