Verona, 25 anni senza visione urbanistica: «Una città arlecchino fatta di pezze disomogenee»

Secondo l’osservatorio Verona Polis, nessuna amministrazione dal 1994 ad oggi ha definito un’idea chiara di città: mancano strategia, coerenza e pianificazione partecipata

Verona

Una città senza una visione definita, frutto di scelte disarticolate e prive di continuità. È questa la fotografia che emerge dal rapporto dell’osservatorio Verona Polis, guidato dall’urbanista Giorgio Massignan, che ha ricostruito e valutato 30 anni di politiche urbanistiche a Verona, dalla giunta Sironi fino all’attuale amministrazione Tommasi. Un’analisi severa, che evidenzia la mancanza di una progettualità condivisa, capace di orientare la crescita urbana nel lungo periodo.

«Per circa 25 anni Verona è rimasta ferma, diventando una città arlecchino», afferma Massignan, riferendosi a un tessuto urbano frammentato, fatto di «pezze disomogenee in difficile relazione tra loro». Il presidente dell’osservatorio punta il dito contro la mancanza di un’identità economica, sociale e culturale condivisa, sottolineando come nessuna amministrazione abbia definito con chiarezza quale idea di città intendeva costruire.

Sironi e l’occasione mancata della metrotramvia

Il percorso comincia nel 1994 con l’elezione di Michela Sironi, prima sindaca donna di Verona. Nonostante l’eredità di un progetto preliminare di Piano Regolatore già avviato, la sua amministrazione non riuscì a concluderlo. Tuttavia, secondo Massignan, Sironi fu l’ultima a proporre un disegno organico di città, con progetti come la metrotramvia su rotaia, il trasferimento del Museo di Scienze Naturali all’Arsenale e un campus universitario alla Passalacqua, con l’ambizione di trasformare Veronetta in una vera e propria “città universitaria”.

Zanotto e il centro finanziario mai nato

Con l’arrivo del centrosinistra e il sindaco Paolo Zanotto, l’idea di una Verona polo della finanza, con un grande centro direzionale vicino alla fiera, non si concretizzò. La lentezza nell’attuazione della metrotramvia aprì la strada al suo definitivo abbandono. In quel periodo, secondo l’osservatorio, si assistette anche alla cessione di importanti immobili pubblici a soggetti privati, come Castel San Pietro e l’area degli ex Magazzini Generali.

I dieci anni di Tosi e le lottizzazioni

Dal 2007 al 2017, Flavio Tosi imprime una forte impronta personale all’urbanistica veronese, cancellando il progetto della metrotramvia e spostando i finanziamenti sul sistema del filobus. Durante il suo doppio mandato, numerosi immobili storici vengono venduti, mentre l’area degli ex Magazzini Generali viene trasformata da cittadella della cultura in zona commerciale. Tosi tenta anche di avviare il Traforo delle Torricelle, mai realizzato, e promuove lottizzazioni in aree paesaggisticamente sensibili, come Chievo, Quinzano e Montorio.

Sboarina: ritorno ai piani di Tosi

Eletto nel 2017, Federico Sboarina blocca inizialmente alcune delle delibere più controverse dell’era Tosi, ma torna in seguito a usare strumenti urbanistici facilitati come lo “Sblocca Italia”, approvando piani edilizi controversi.

Tommasi e le contraddizioni della pianificazione attuale

La critica si fa ancora più dura verso l’amministrazione in carica. Damiano Tommasi, eletto nel 2022, ha confermato il progetto del filobus, pur promuovendo nei programmi una maggiore attenzione alla mobilità sostenibile. La vicesindaca Barbara Bissoli, figura tecnica con deleghe chiave, è accusata da Massignan di aver operato in contrasto con i principi annunciati: si segnala il consumo di 1,5 milioni di metri quadrati di suolo agricolo alla Marangona, nonostante la disponibilità di aree dismesse poco distanti, e una gestione opaca dei processi partecipativi. Inoltre, durante la stesura del Pat, sarebbero stati approvati progetti edilizi in grado di alterare gli equilibri urbanistici del piano stesso.

La conclusione: una città guidata dai privati

Secondo Massignan, tutte le amministrazioni – di destra e sinistra – hanno fallito nella costruzione di un progetto urbano coerente. «Abbiamo ascoltato solo accuse reciproche – afferma – ma in realtà la città è rimasta ferma, lasciando spazio a interventi dettati dagli interessi economici di gruppi privati. Nessuno ha impostato un piano per una città policentrica, inclusiva e con quartieri paritari».

Redazione

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