Un patrimonio naturale prezioso, ma in silenziosa scomparsa. I prati aridi del Veneto, ambienti caratterizzati da suoli poveri e alta biodiversità, stanno vivendo una drammatica regressione: negli ultimi dieci anni ne è andato perso circa il 30%. A rilanciare l’allarme è l’associazione Il Carpino Aps, promotrice del progetto “Gestione Partecipata dei Prati Aridi in Veneto”, parte del programma europeo LIFE, che finanzia azioni concrete per la tutela ambientale.
Dopo una prima valutazione tecnica poco favorevole, il progetto è stato aggiornato e rafforzato, recependo osservazioni scientifiche e operative, per essere ripresentato nel 2025 in una veste più solida e condivisa.
Cosa sono i prati aridi e perché sono fondamentali
I prati aridi – noti anche come habitat 6210 – sono ecosistemi semi-naturali a elevato valore ecologico, diffusi su suoli calcarei, assolati e asciutti, spesso modellati da secoli di pratiche agricole e pastorali tradizionali. In queste aree fioriscono orchidee spontanee, peonie selvatiche, pulsatilla montana, e trovano rifugio specie rare di uccelli e insetti impollinatori, come il succiacapre o l’averla piccola.
Oggi, la scomparsa della pastorizia, l’abbandono dei terreni marginali e l’invasione di specie aliene minacciano la sopravvivenza di questi habitat, che sono parte integrante della Rete Natura 2000, la strategia europea per la conservazione della biodiversità.
Dove si interviene: i siti coinvolti in Veneto
Il progetto punta a proteggere e rigenerare i prati aridi in alcuni dei luoghi più suggestivi del Veneto:
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Monte Baldo
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Monte Luppia e Rocca di Garda
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Monte Pastello e Val dei Mulini
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Senge di Marciaga
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Colli Berici ed Euganei
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Monte Lozzo e Monte Ricco
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Massiccio del Grappa
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Gravi e zone umide del Brenta
Gli interventi previsti includono il ripristino della struttura originaria dell’habitat, la rimozione di specie invasive, la reintroduzione di pratiche agricole sostenibili e monitoraggi scientifici costanti.
Il valore della gestione condivisa
Elemento distintivo del progetto è il modello di gestione partecipata, già sperimentato con successo nella Val Galina e nel Progno Borago, sito IT3210012. Qui, la sinergia tra associazioni, enti locali e cittadini ha permesso interventi efficaci, replicabili anche in altri contesti.
“È un approccio che non solo tutela la natura, ma rafforza il senso di appartenenza e la responsabilità condivisa”, spiega Mario Spezia, presidente de Il Carpino. Un metodo che punta non solo alla conservazione, ma anche al coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Biodiversità come bene comune
Il progetto si inserisce nel quadro delle Direttive Habitat e Uccelli, che regolano la Rete Natura 2000 e rappresentano il principale strumento dell’Unione Europea per la conservazione della natura. Salvare i prati aridi significa proteggere un tassello fondamentale della biodiversità europea, ma anche riconoscere il valore culturale, paesaggistico e identitario di questi ambienti.
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