La provincia di Verona si prepara ad affrontare una profonda trasformazione demografica nei prossimi decenni. Le nuove proiezioni elaborate dall’Istat confermano una tendenza già evidente: il numero dei decessi supera ormai stabilmente quello delle nascite e l’età media della popolazione continua ad aumentare. Un fenomeno definito “inverno demografico”, che coinvolgerà l’intero territorio nazionale ma che a Verona assumerà caratteristiche particolari.
Secondo le stime, entro il 2080 il capoluogo scaligero potrebbe perdere tra 45 e 50mila residenti, passando dagli attuali circa 254mila abitanti a poco più di 200mila. La contrazione non sarà però immediata: il calo più significativo arriverà soprattutto nella seconda metà del secolo, quando le generazioni numerose nate durante il boom economico degli anni Sessanta e Settanta raggiungeranno le età più avanzate.
Il cambiamento demografico è già in corso. Nel 2024 il Comune di Verona ha registrato circa 1.700 nuove nascite contro 2.800 decessi, con un saldo naturale negativo di 1.100 persone. La differenza è stata in parte compensata dai trasferimenti e dall’immigrazione regolare, ma il divario tra nuovi nati e morti rappresenta ormai una tendenza consolidata.
Una popolazione che cambia distribuzione
Il futuro demografico del territorio veronese non sarà caratterizzato soltanto da una diminuzione complessiva degli abitanti. La principale trasformazione sarà una redistribuzione della popolazione tra città, cintura urbana e aree periferiche.
Mentre Verona città potrebbe ridurre progressivamente il numero dei residenti, alcuni comuni della provincia mostrano prospettive differenti. Diverse realtà della fascia orientale e della pianura potrebbero infatti registrare una crescita nei prossimi decenni.
Tra i territori con maggiori possibilità di sviluppo figurano Zevio, che potrebbe avvicinarsi ai 18mila abitanti, Cerea, destinata a sfiorare quota 19mila, Bussolengo, che potrebbe superare i 22mila residenti, e San Bonifacio, con una possibile crescita fino a circa 23mila abitanti. Anche Legnago potrebbe tornare verso una dimensione vicina ai 30mila residenti.
Questa dinamica evidenzia come il calo demografico non colpirà tutte le zone nello stesso modo. Alcuni territori riusciranno a mantenere una maggiore capacità attrattiva grazie alla presenza di servizi, infrastrutture e opportunità economiche.
Verona mantiene una forte capacità attrattiva
Nel confronto con il resto del Veneto, il territorio veronese presenta alcune caratteristiche favorevoli. La provincia continua a essere sostenuta da un sistema economico diversificato, capace di attirare nuovi residenti.
Industria, logistica, turismo, servizi e settore agroalimentare rappresentano elementi che contribuiscono alla capacità di attrazione della zona. Nelle precedenti previsioni demografiche dell’Istat, Verona risultava infatti l’unica provincia veneta con una prospettiva di lieve crescita entro il 2050.
La posizione geografica strategica, collegata ai principali assi di comunicazione del Nord Italia, insieme alla presenza di attività produttive e turistiche, consente al territorio di limitare gli effetti più negativi del declino demografico rispetto ad altre aree.
Lessinia e Bassa veronese tra le zone più fragili
Non tutto il territorio provinciale seguirà però lo stesso percorso. I piccoli comuni della Lessinia e alcune realtà della Bassa veronese sono considerate le aree maggiormente esposte al rischio di spopolamento.
Tra i centri più vulnerabili vengono indicati Selva di Progno, Erbezzo, Velo Veronese e San Mauro di Saline, oltre a comuni della pianura come San Pietro di Morubio, Concamarise e Minerbe.
In queste zone si concentrano diversi elementi critici: diminuzione delle nascite, aumento dell’età media della popolazione e trasferimento dei giovani verso città e aree economicamente più dinamiche.
Al contrario, alcune località del lago di Garda e della Valpolicella mostrano una maggiore capacità di resistenza. Peschiera, Bardolino, Lazise e Garda possono contare sulla forza del turismo e del mercato immobiliare, fattori che favoriscono l’arrivo di nuovi residenti e di cittadini stranieri.
Il vero problema sarà l’invecchiamento
La perdita numerica degli abitanti rappresenta solo una parte della questione. Il principale cambiamento riguarderà infatti la composizione della popolazione.
Verona presenta già oggi un forte squilibrio tra anziani e giovani: l’indice di vecchiaia indica circa 189 persone con più di 65 anni ogni 100 bambini tra 0 e 14 anni. L’età media della popolazione si aggira attualmente intorno ai 47 anni e potrebbe salire fino a circa 51 anni nei prossimi trent’anni.
Questo significa che il territorio dovrà affrontare una trasformazione profonda del proprio equilibrio sociale ed economico. Anche in presenza di una riduzione degli abitanti inferiore rispetto ad altre zone italiane, aumenterà la quota di anziani mentre diminuirà quella delle fasce più giovani e lavorativamente attive.
Il tema centrale dei prossimi decenni non sarà quindi soltanto quanti abitanti avrà Verona, ma quale sarà la loro distribuzione per età. La sfida demografica riguarderà soprattutto la capacità del territorio di sostenere una società con meno giovani, più anziani e un crescente bisogno di servizi dedicati alla popolazione adulta e anziana.
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