Carovita a Verona: pensioni e welfare sotto pressione

L’aumento dei prezzi colpisce soprattutto gli anziani con redditi più bassi: bollette, alimenti e cure diventano spese sempre più difficili da sostenere

supermercato spesa

L’aumento dell’inflazione sta creando nuove difficoltà per molti pensionati veronesi, soprattutto per chi dispone di entrate limitate e deve affrontare rincari su beni essenziali. Il problema non riguarda soltanto la crescita generale dei prezzi, ma il modo in cui questi aumenti incidono sui bilanci delle famiglie più fragili.

Secondo i dati Istat relativi ad agosto 2026, l’inflazione nazionale ha raggiunto il 3,3% su base annua, sostenuta in particolare dalla crescita dei costi energetici e dei prodotti acquistati più frequentemente dai consumatori. A Verona l’impatto risulta ancora più marcato in alcune categorie: secondo Federconsumatori Verona, la spesa per abitazione, acqua, elettricità e gas è aumentata dell’8,9% in un anno, mentre il settore dei trasporti ha registrato un incremento del 6,1%.

Per molti pensionati questi aumenti significano dover ridurre altre spese considerate importanti, come alimentazione, assistenza sanitaria e consumi domestici.

L’inflazione pesa maggiormente sui redditi più bassi

“L’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo”. È questa la posizione espressa dal segretario generale Spi Cgil Verona Adriano Filice, secondo cui il dato medio nazionale non rappresenta pienamente la situazione di chi vive con pensioni contenute.

Per una persona con un reddito mensile di circa 900 euro, un aumento consistente delle spese per casa e utenze può eliminare completamente qualsiasi margine economico disponibile. Le conseguenze possono tradursi nella riduzione del riscaldamento durante l’inverno, in una minore qualità dell’alimentazione o nella rinuncia ad alcune attività sociali.

A Verona la situazione si intreccia con una differenza significativa tra pensioni maschili e femminili. I dati Inps 2026 mostrano infatti una forte disparità negli importi percepiti.

L’importo medio lordo di una pensione nella provincia veronese è pari a 1.348,02 euro, che corrisponde a una disponibilità reale stimata tra 1.100 e 1.150 euro mensili. Tuttavia, il valore medio delle pensioni femminili si ferma a 1.033,19 euro lordi, contro i 1.739,05 euro degli uomini.

Il risultato è che molte pensionate si trovano con entrate inferiori ai 900 euro netti al mese. Ancora più complessa è la situazione delle lavoratrici autonome e parasubordinate, per le quali la pensione media lorda scende a 758,32 euro, con un importo netto effettivo inferiore ai 700 euro.

Pensioni, rivalutazione e perdita del potere d’acquisto

Secondo Spi Cgil Verona, l’attuale scenario crea una distanza tra aumento dei prezzi e adeguamento delle pensioni. Con un’inflazione al 3,3% e una rivalutazione delle pensioni ferma all’1,4% dall’inizio dell’anno, il rischio è una progressiva riduzione del potere d’acquisto.

L’organizzazione evidenzia inoltre come i pensionati con redditi più bassi possano trovarsi ad anticipare una parte della perdita economica in attesa dei successivi adeguamenti previsti.

Il tema non riguarda soltanto il costo della vita quotidiano, ma anche le spese legate alla salute e all’assistenza, che incidono sempre di più sui bilanci delle persone anziane.

Sanità e servizi pubblici sotto pressione

Un altro elemento centrale riguarda il rapporto tra inflazione e servizi pubblici. Secondo Spi Cgil Verona, le difficoltà del sistema sanitario e assistenziale rischiano di trasferire una parte dei costi direttamente sui cittadini.

Le liste d’attesa nella sanità pubblica possono spingere molte persone verso prestazioni private a pagamento, mentre la carenza di sostegni per l’assistenza domiciliare e residenziale rende più pesante il costo della non autosufficienza.

Per una pensione intorno ai 1.200 euro mensili, o inferiore, il pagamento di visite specialistiche, assistenza privata o una badante può rappresentare un peso economico difficilmente sostenibile.

L’organizzazione sindacale chiede quindi interventi strutturali e non limitati a misure temporanee, puntando su una maggiore tutela del valore reale delle pensioni e sul rafforzamento dei servizi pubblici territoriali.

L’obiettivo indicato è contrastare il rischio di una nuova fascia di povertà tra gli anziani e garantire maggiore sicurezza economica a chi vive con redditi pensionistici ridotti.

Redazione

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