Medici a gettone, il Veneto spende 21,8 milioni: Verona in controtendenza

I dati ottenuti dalla consigliera regionale Anna Maria Bigon fotografano il ricorso al personale sanitario esterno. Ulss 9 Scaligera e Aoui mostrano numeri molto inferiori rispetto alle altre aziende venete

Il ricorso ai cosiddetti medici a gettone continua a rappresentare una voce significativa per la sanità veneta. Secondo i dati resi pubblici dalla consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, ottenuti attraverso un accesso agli atti, la spesa sostenuta dalla sanità regionale per il personale esterno raggiunge circa 21,8 milioni di euro all’anno.

L’analisi prende in considerazione il periodo compreso tra il 25 ottobre 2024 e il 31 dicembre 2025 e restituisce un quadro caratterizzato da forti differenze tra le diverse aziende sanitarie. Complessivamente, il ricorso a professionisti esterni equivale a 450,2 unità a tempo pieno, anche se il numero effettivo delle persone coinvolte sarebbe superiore, considerando la frammentazione dei turni e delle ore affidate all’esterno.

L’emergenza assorbe quasi metà delle risorse

Il ricorso ai professionisti esterni interessa soprattutto alcuni dei settori considerati più delicati per il funzionamento degli ospedali. La quota più consistente riguarda l’emergenza-urgenza, con 206,8 professionisti equivalenti a tempo pieno, pari al 46% del totale regionale.

Una seconda area particolarmente interessata è quella dell’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari. Qui vengono impiegate 80,3 risorse esterne, corrispondenti al 17,8% del totale. In questo caso, secondo i dati diffusi, l’intero contingente risulta concentrato nell’Ulss 3 Serenissima.

Anche anestesia e rianimazione presentano un ricorso significativo al personale esterno: sono 56,8 le unità equivalenti a tempo pieno impiegate in questo ambito, dove la disponibilità di specialisti è essenziale per garantire la continuità delle attività chirurgiche.

Nell’area materno-infantile risultano invece 35 professionisti esterni a tempo pieno in ostetricia e ginecologia. Il valore più elevato viene registrato nell’Ulss 5 Polesana, con 18,8 unità.

Le differenze tra le Ulss

La distribuzione del personale esterno non appare uniforme sul territorio regionale. L’Ulss 3 Serenissima raggiunge complessivamente 119,6 professionisti equivalenti a tempo pieno, un dato influenzato in maniera rilevante dall’assistenza sanitaria penitenziaria.

Segue l’Ulss 6 Euganea, con 75,7 risorse esterne, utilizzate soprattutto nell’ambito dei pronto soccorso. L’Ulss 5 Polesana si attesta a 65,9 unità, mentre l’Ulss 7 Pedemontana arriva a 58,4.

Più distanziate risultano l’Ulss 4 Veneto Orientale, con 44,8 professionisti esterni, e l’Ulss 1 Dolomiti, che ne registra 34,2.

In questo quadro, Verona rappresenta un’eccezione rispetto alla tendenza regionale. L’Ulss 9 Scaligera ricorre infatti a un numero molto limitato di professionisti esterni: gli equivalenti a tempo pieno sono complessivamente 2,9, distribuiti tra diversi ambiti, tra cui emergenza, anestesia, area medica, ostetricia, pediatria e riabilitazione.

Ancora più netto è il dato dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, per la quale non emerge alcun ricorso ai gettonisti nei servizi monitorati.

La richiesta di un piano regionale

I numeri hanno alimentato il dibattito politico sulla gestione delle risorse e sulla necessità di ridurre la dipendenza dal personale esterno. Bigon ha sottolineato la presenza di forti differenze tra aziende sanitarie anche territorialmente vicine, chiedendo alla Regione un intervento per rendere più omogenea la gestione del personale.

Tra le proposte avanzate dalla consigliera figura un piano regionale strutturale dedicato all’attrattività e alla mobilità dei professionisti sanitari. L’obiettivo indicato è quello di destinare maggiori risorse al personale del servizio pubblico attraverso incentivi economici, concorsi specifici e iniziative di valorizzazione professionale.

Una posizione analoga è stata espressa dalla Uil Fp Veneto. I rappresentanti Stefano Gottardi e Antonio Tocchio hanno chiesto che le ore oggi coperte dai professionisti esterni vengano progressivamente sostituite con assunzioni stabili e durature.

Concorsi, incentivi e condizioni di lavoro

Il sindacato propone, tra le altre misure, un cronoprogramma pubblico per concorsi e stabilizzazioni del personale a tempo determinato, accompagnato da verifiche trimestrali. Un altro punto riguarda l’introduzione di incentivi economici mirati per le specialità e le strutture ospedaliere considerate meno attrattive.

Tra i settori indicati figurano emergenza-urgenza, anestesia e rianimazione e pediatria, ambiti nei quali la carenza di professionisti può avere ripercussioni dirette sull’organizzazione dei turni e sulla continuità dei servizi.

La Uil Fp richiama inoltre la necessità di intervenire sulle condizioni di lavoro, garantendo il rispetto di riposi e ferie e una programmazione dei turni condivisa con le rappresentanze sindacali.

Secondo il sindacato, rendere il servizio pubblico più attrattivo significa agire non soltanto sulla retribuzione, ma anche sulle prospettive professionali e sulla sostenibilità dei carichi di lavoro. In assenza di interventi strutturali, le scoperture di organico potrebbero continuare a tradursi in maggiore ricorso a turni aggiuntivi, reperibilità e straordinari per il personale dipendente, con possibili difficoltà nella gestione di ferie e riposi.

Il quadro regionale presenta dunque una forte disomogeneità: da un lato aziende sanitarie che fanno ampio affidamento sui professionisti esterni, dall’altro realtà come Ulss 9 Scaligera e Aoui di Verona, dove il ricorso ai medici a gettone risulta fortemente contenuto o assente nei servizi considerati.

Redazione

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