Ice alle Olimpiadi, in Veneto scoppia la polemica politica

La presenza degli agenti federali americani per la sicurezza delle delegazioni Usa a Milano-Cortina 2026 accende il dibattito tra Pd e centrodestra: tensioni, interrogazioni e richieste di chiarimento

Olimpiadi

A pochi giorni dalle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, la questione della presenza di agenti Ice (Immigration and Customs Enforcement) negli eventi italiani solleva un acceso confronto politico, soprattutto in Veneto. Il dibattito si accende dopo che il Viminale ha confermato un coinvolgimento limitato del personale statunitense, specificando che opereranno solo all’interno della sala operativa del consolato Usa a Milano, in funzione di supporto, e non sulle strade.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è intervenuto pubblicamente invitando il governo a «ripensare» all’uso dell’Ice durante i Giochi, facendo riferimento al differente approccio italiano alla gestione dell’ordine pubblico rispetto a quello americano. La sinistra ha colto l’occasione per rilanciare le proprie critiche, evidenziando rischi e perplessità legati alla scelta.

Giovanni Manildo, esponente del Pd in Consiglio regionale veneto, ha definito «inopportuna» l’eventuale presenza operativa degli agenti federali sul territorio italiano, sottolineando che tale impiego sarebbe problematico anche in termini di immagine e ordine pubblico. Manildo ha inoltre presentato un’interrogazione urgente per chiarire il coordinamento della sicurezza delle delegazioni sportive, chiedendo direttamente al presidente della Regione, Luca Stefani, e all’assessore alla sicurezza di fornire risposte chiare e tempestive.

Nel frattempo, la senatrice Aurora Floridia, del Gruppo Autonomie Verdi, ha messo in guardia dal possibile effetto destabilizzante che la presenza di agenti Ice potrebbe generare, ricordando i tragici episodi legati all’agenzia, come l’uccisione di due manifestanti a Minneapolis, e paventando il rischio di proteste anche in Italia.

La cerimonia inaugurale si terrà il 6 febbraio a Milano, allo Stadio di San Siro, mentre quella finale avverrà il 22 a Verona, all’Arena, con la partecipazione di circa sessanta capi di Stato, tra cui il vicepresidente Usa J.D. Vance e, probabilmente, il segretario di Stato Marco Rubio. Una presenza di tale rilievo ha spinto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a precisare che gli agenti Ice saranno impiegati solo per la protezione delle autorità statunitensi, escludendo qualsiasi intervento operativo sul suolo italiano.

Dal fronte del centrodestra, la reazione è stata immediata. Paola Boscaini, deputata di Forza Italia, ha definito «inutili e strumentali» le critiche dell’opposizione, sottolineando che la gestione della sicurezza in Italia resta sotto il controllo delle autorità italiane e che anche Ice dovrà attenersi alle leggi locali. «Trump ha il diritto di scegliere il tipo di sicurezza per le sue delegazioni», ha aggiunto, «ma siamo noi a stabilire le regole».

Sulla stessa linea, Paolo Borchia, eurodeputato della Lega, ha respinto ogni allarmismo parlando di «attività di supporto», in linea con quanto avviene in occasione di altri grandi eventi internazionali. Anche il senatore Paolo Tosato ha evidenziato la necessità di distinguere tra gli eccessi statunitensi e una realtà italiana in cui «le forze dell’ordine non ricevono una protezione normativa adeguata».

A ribadire la posizione del governo è stato anche Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Giustizia, che ha ricordato come qualsiasi attività di sicurezza pubblica in Italia sia di esclusiva competenza dello Stato italiano, attraverso il Ministero dell’Interno e le sue articolazioni territoriali.

Il nodo, dunque, resta aperto, con le istituzioni chiamate a bilanciare sicurezza, sovranità e immagine internazionale. Le prossime ore saranno decisive per capire se e come il Viminale intenda ridefinire l’intesa sulla presenza di agenti stranieri, in un contesto olimpico che si preannuncia carico di tensioni non solo sportive.

Redazione

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