Fossili di Bolca e Val d’Alpone, il sito veronese verso l’Unesco nel 2027

Il sito paleontologico di Bolca è stato scelto come candidatura ufficiale per entrare a far parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco, con il sostegno delle istituzioni locali

fossili di Bolca

Il sito paleontologico di Bolca e della Val d’Alpone, nel veronese, è stato ufficialmente selezionato come candidatura italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco per il 2027. La Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ha indicato questo straordinario luogo come uno dei siti più significativi dal punto di vista geopaleontologico, con l’obiettivo di preservare e valorizzare gli ecosistemi marini dell’Eocene, che risalgono a circa 50 milioni di anni fa.

L’annuncio è stato dato da Matteo Pressi, capogruppo della Lista Stefani Presidente in Consiglio regionale del Veneto, il quale ha sottolineato l’importanza storica e scientifica del sito. «Bolca merita questo riconoscimento internazionale, non solo per la sua rilevanza per il Veneto, ma per il suo valore a livello globale», ha dichiarato Pressi, ribadendo l’importanza di continuare a sostenere la candidatura con il pieno appoggio delle istituzioni regionali e nazionali.

L’area di Bolca e i suoi giacimenti, tra cui quelli di San Giovanni Ilarione e Roncà, ospitano oltre quindici affioramenti che permettono di ricostruire l’ambiente marino e litorale dell’Eocene, un periodo che va da circa 50 a 38 milioni di anni fa. Questo eccezionale livello di conservazione è testimoniato dalla presenza di decine di migliaia di fossili che documentano la biodiversità dell’epoca, con oltre 150 specie di pesci identificate.

La candidatura si fonda sul criterio VIII della Convenzione Unesco del 1972, che riconosce i siti che rappresentano testimonianze uniche e significative dell’evoluzione della Terra e dei suoi ecosistemi. I fossili di Bolca offrono una panoramica senza pari sulla vita marina dell’epoca, con un grado di conservazione che è considerato eccezionale e che permette agli scienziati di ricostruire con grande precisione gli ambienti di vita preistorici.

Il percorso verso il riconoscimento dell’Unesco è stato sostenuto dalla Regione Veneto, in particolare dal presidente Luca Zaia, che ha definito la candidatura come «un passo decisivo per Bolca e la Val d’Alpone». Zaia ha anche evidenziato che il sito rappresenta «un vero archivio naturale che racconta la storia della Terra», sottolineando l’importanza di questo patrimonio per la comunità scientifica e per la regione stessa. L’approvazione della Commissione nazionale segna una tappa fondamentale nel lungo cammino che porterà alla presentazione della candidatura finale, che sarà trasmessa al Centro del Patrimonio Mondiale dell’Unesco entro la fine di gennaio.

Oltre al valore scientifico, la candidatura di Bolca porta con sé anche un grande potenziale in termini di sviluppo turistico. Infatti, il sito potrebbe diventare una meta di interesse internazionale per studiosi, appassionati e visitatori, contribuendo a rafforzare l’immagine del Veneto come una regione ricca di patrimoni naturali e culturali.

Pressi ha inoltre ricordato come la comunità scientifica e le istituzioni locali abbiano lavorato insieme per preparare il dossier che supporta la candidatura, ricevendo il contributo di esperti e delle autorità competenti, come il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Cultura. L’Associazione Temporaria di Scopo “Val d’Alpone – faune, flore e rocce del Cenozoico” ha curato l’elaborazione del dossier, con il supporto tecnico e istituzionale necessario per una candidatura di tale portata.

Il processo verso il riconoscimento Unesco si completerà con la deliberazione finale da parte del Comitato della Convenzione Unesco nel 2027. Intanto, le aspettative per il riconoscimento internazionale sono alte e tutti gli occhi sono puntati su un esito positivo, che permetterebbe a Bolca di entrare ufficialmente nella famiglia dei siti Unesco del Veneto.

Redazione

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