Il 12 gennaio è stato ufficialmente avviato il procedimento regionale per la valutazione del progetto di discarica di rifiuti contenenti amianto a Caluri, frazione di Villafranca di Verona. A presentarlo è la società bresciana Tecnoinerti srl, che già in passato aveva proposto un impianto simile nella stessa area, poi respinto dalla Regione nella primavera del 2025.
Con l’inizio del nuovo anno, la procedura è ripartita: la Regione Veneto ha aperto una finestra di 30 giorni – con scadenza fissata all’11 febbraio 2026 – per la presentazione di osservazioni, memorie e richieste di integrazione da parte di cittadini, associazioni ed enti locali. I contributi possono essere trasmessi via posta elettronica certificata direttamente agli uffici regionali.
Una capienza da 277.600 metri cubi e un territorio che dice “no”
Secondo quanto illustrato da Tecnoinerti nel corso della presentazione pubblica del 17 dicembre, il nuovo impianto prevederebbe una capacità di stoccaggio pari a 277.600 metri cubi di rifiuti contenenti eternit, in una zona abitata e a pochi metri da strutture sensibili come un albergo, un centro iperbarico e il Terzo Stormo dell’Aeronautica Militare.
La risposta del territorio è stata immediata e compatta. Il sindaco Roberto Dall’Oca ha ribadito l’opposizione dell’Amministrazione comunale, affermando che il Comune presenterà osservazioni dettagliate alla Regione, con l’assistenza dell’avvocato Matteo Ceruti e del consulente ambientale Devis Casetta, già incaricati anche nella procedura precedente.
Comitati, cittadini e istituzioni pronti a farsi sentire
“Non intendiamo abbassare la guardia” ha dichiarato il vicesindaco Riccardo Maraia, che ha rilanciato l’impegno per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Maraia ha anche invitato la popolazione a partecipare attivamente alla consultazione, ricordando che l’avviso pubblico con tutte le informazioni necessarie è disponibile sul sito della Regione Veneto e all’albo pretorio del Comune di Villafranca.
Tra i più attivi nel contestare il progetto c’è anche l’ex consigliere comunale Guido Cordioli, che ha definito la proposta “inaccettabile” e ha richiamato l’attenzione sull’impatto potenziale per tutto il comprensorio: “Questa non è una battaglia solo di Caluri, ma di tutto il territorio. Se perdiamo ora, sarà la fine” ha detto, riferendosi al futuro delle prossime generazioni.
Verso l’inchiesta pubblica: confronto diretto con la Regione
Oltre alle osservazioni formali, il Comune ha già annunciato che si attiverà anche per promuovere un’inchiesta pubblica. Si tratta di una procedura di confronto diretto tra i cittadini, la società proponente e il Comitato VIA regionale, in cui sarà possibile esporre senza intermediari le criticità ambientali, sanitarie e sociali legate al progetto.
La partita è ancora aperta, ma il tempo stringe. I prossimi giorni saranno decisivi per costruire un fronte compatto, unendo voce istituzionale, tecnica e popolare, contro una discarica che molti ritengono incompatibile con la natura residenziale e strategica dell’area.
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