Il Museo di Castelvecchio apre una nuova e affascinante pagina della propria storia espositiva con “Sguardi su Verona. Bernardo Bellotto e la pittura del Sei e Settecento”, il progetto che riorganizza il segmento conclusivo della Galleria dei Dipinti, offrendo al pubblico una lettura aggiornata, equilibrata e profondamente identitaria della pittura veronese ed europea tra XVII e XVIII secolo.
L’intervento, pensato anche in vista del Centenario del Museo (1926-2026), restituisce centralità a opere spesso rimaste nei depositi e rafforza il dialogo tra grandi capolavori e artisti da riscoprire.
Un progetto scientifico tra ricerca e valorizzazione
Il nuovo allestimento nasce da un solido impianto scientifico curato da Francesca Rossi, Luca Fabbri e dal professor Andrea Tomezzoli dell’Università di Padova, tra i massimi studiosi della pittura veneta del Settecento, con la collaborazione di Giulia Vendrametto.
L’obiettivo è duplice: aggiornare il percorso museale alla luce delle più recenti acquisizioni critiche e, allo stesso tempo, rispettare l’impianto museografico di Carlo Scarpa, che rimane il riferimento strutturale dell’intera Galleria.
Il ritorno simbolico di Bernardo Bellotto
Cuore e approdo ideale del percorso è la straordinaria Veduta di Verona con Castelvecchio e il ponte scaligero da monte dell’Adige di Bernardo Bellotto, concessa in prestito da Fondazione Cariverona fino al 10 gennaio 2027.
Un’opera di altissimo valore documentario e simbolico: l’unica veduta veronese di Bellotto conservata in Italia, che restituisce alla città un’immagine potente della propria identità storica e urbanistica.
Come sottolineato dall’assessora alla Cultura Marta Ugolini, investire nell’allestimento museale significa rafforzare la crescita culturale e civile della comunità, rendendo accessibili capolavori che parlano direttamente alle nuove generazioni.
Dal Seicento veronese ai grandi maestri europei
Il percorso si apre con il passaggio al Seicento, segnato dalla Sacra Famiglia con Santa Caterina d’Alessandria di Felice Brusasorci, opera finora assente dalle sale del Museo. Seguono le sezioni dedicate alla cosiddetta “triade dei veronesi” – Alessandro Turchi, Pasquale Ottino e Marcantonio Bassetti – riuniti per la prima volta in modo organico, restituendo coerenza a una stagione artistica fondamentale.
Ampio spazio è riservato anche agli arrivi forestieri che animarono il mercato cittadino dopo la peste del 1630: da Mattia Preti ad Antonio Bellucci, fino a Giulio Carpioni e Sebastiano Ricci, con opere provenienti sia da committenze ecclesiastiche sia dal collezionismo privato veronese.
Il Settecento e l’età dell’oro della pittura
La sezione settecentesca si apre con uno dei vertici assoluti della collezione: Eliodoro e il sacerdote Onia di Giambattista Tiepolo, affiancato ai protagonisti della scuola veronese come Antonio Balestra, Simone Brentana, Pietro Antonio Rotari e Giambettino Cignaroli, fondatore dell’Accademia cittadina.
Il dialogo si amplia ai grandi veneziani – Giandomenico Tiepolo, Pietro Longhi, Francesco Guardi, Antonio Diziani – testimoniando il gusto del collezionismo locale per il paesaggio e la pittura di genere.
Restauri aperti al pubblico e nuove prospettive
Contestualmente al riallestimento, il Museo ha avviato un programma di interventi conservativi, tra cui spicca il restauro a vista della Cacciata di Adamo ed Eva di Bernardo Strozzi, visitabile fino a metà gennaio. Un’occasione rara per osservare da vicino il lavoro dei restauratori e comprendere i processi di tutela del patrimonio.
In primavera 2026 è prevista anche la pubblicazione di un volume scientifico che documenterà il nuovo assetto museografico e le scelte critiche alla base del progetto.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.