A Verona il tumore al seno oggi spaventa molto meno rispetto al passato. I dati parlano chiaro: oltre il 90% dei casi diagnosticati nelle fasi iniziali viene curato con successo, un risultato frutto di dieci anni di lavoro della Breast Unit dell’Aoui di Verona, che ha celebrato il suo decennale con un evento pubblico nella Sala Maffeiana. Un traguardo importante che segna un cambio di prospettiva nella lotta contro una delle patologie oncologiche più diffuse tra le donne.
Dieci anni di impegno e risultati concreti
Istituita nel 2015, la Breast Unit di Verona è cresciuta fino a diventare un hub regionale di riferimento, riconosciuto per l’elevato livello di specializzazione e per l’approccio multidisciplinare alla cura. Nel corso della cerimonia dal titolo “Breast Unit, il futuro delle donne tra cura e armonia”, la dottoressa Francesca Pellini, coordinatrice della struttura e direttore dell’Uoc di Chirurgia Senologica, ha ripercorso le tappe principali di questo percorso.
In dieci anni di attività sono stati effettuati circa 7mila interventi chirurgici per patologia mammaria, con un modello di presa in carico che accompagna la paziente dalla diagnosi precoce fino alla riabilitazione fisica e psicologica. L’efficienza organizzativa rappresenta uno dei punti di forza: la degenza media è di appena 1,4 giorni e il rispetto dei tempi di attesa raggiunge il 98% dei casi.
Questi numeri hanno permesso alla Breast Unit scaligera di ottenere il terzo posto nella classifica nazionale AGENAS, un riconoscimento che certifica la qualità e l’affidabilità del servizio offerto.
Un’eccellenza anche sul fronte tecnologico
Tra gli elementi distintivi del centro veronese spicca l’adozione di tecniche chirurgiche avanzate. L’Aoui di Verona è infatti la prima struttura in Veneto e la seconda in Italia per numero di interventi eseguiti con la mastectomia robotica, una procedura meno invasiva che consente trattamenti più mirati, con minore impatto cicatriziale e psicologico per le pazienti.
Accanto alla chirurgia, i progressi della ricerca scientifica e delle tecnologie diagnostiche hanno contribuito in modo decisivo a cambiare la percezione della malattia. Il messaggio emerso con forza dal decennale è che il tumore al seno, se individuato per tempo, oggi è una patologia sempre più curabile, con prospettive di vita nettamente migliorate rispetto al passato.
Il futuro della cura: sette pilastri strategici
Guardando ai prossimi dieci anni, la Breast Unit di Verona ha delineato una visione strutturata basata su sette pilastri fondamentali, pensati per rispondere alle nuove esigenze delle pazienti e del sistema sanitario.
Tra le priorità emerge il ruolo centrale dell’Intelligenza Artificiale, destinata a diventare uno strumento chiave nel percorso diagnostico e terapeutico. L’AI consentirà di analizzare grandi quantità di dati in tempi ridotti, migliorare l’accuratezza degli screening e supportare i patologi nella classificazione delle lesioni, rendendo le cure sempre più personalizzate.
Un’attenzione particolare sarà rivolta anche alle donne under 40, fascia in cui negli ultimi anni si è registrato un aumento dell’incidenza di tumori mammari spesso più aggressivi. In questi casi, i trattamenti complessi possono avere ripercussioni su fertilità e benessere psicologico, rendendo necessario un approccio ancora più integrato.
Inclusività, sostenibilità e sanità digitale
Il modello futuro della Breast Unit veronese punta inoltre su inclusività e accessibilità, con percorsi dedicati alle pazienti con disabilità, come sordità o cecità. Centrale anche lo sviluppo della sanità digitale e della telemedicina, per garantire continuità di cura a tutte le età.
Non manca l’attenzione alla sostenibilità ambientale, con pratiche di cura “green”, e all’equità nell’accesso ai servizi, affinché ogni donna, indipendentemente dal contesto sociale, possa ricevere le stesse opportunità di trattamento.
Al centro di tutto resta la Breast Unit solidale, un modello che ruota attorno alla paziente, valorizzandone il coraggio e accompagnandola in ogni fase del percorso. Un approccio che spiega perché oggi, a Verona, il tumore al seno non fa più la stessa paura di dieci anni fa.
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